Badolato – Consentia – Cropalati – Monteleone – Borrello –
Palmi – New York
Dal 1100 composta da letterati, giuristi, cavalieri di Ordini secolari,
viceconti, medici, avvocati, artisti e scrittori.
L'ORIGINE DEL NOME
Il
nome Badulato compare già nel 1114, nel diploma con cui il conte Goffredo di
Loritello e la madre Berta fanno donazione in "campis Badulati" al
beato Lanunino e agli eremiti della certosa di Santo Stefano del Bosco (Serra
San Bruno). Il feudo di Badolato risale, invece, al 1080 ad opera di Roberto il
Guiscardo (casa normanna) e risulta assegnato ad una famiglia di valorosi
condottieri e cavalieri da cui ha nel tempo preso il nome. Nel 1254 ne era
signore Filippo de Badolato che ne perse il dominio nel 1272 dopo un conflitto
in armi combattuto contro il conte Pietro Ruffo di Catanzaro. Da quel momento
il ceppo famigliare unitario si divise in più nuclei: una parte rimase in loco
altri si spostarono in Sicilia, nel Cosentino e nel Vibonese e, da lì, a Borrello
e Palmi. Non deve sorprendere il cambio costante della vocale finale del
cognome. In generale nel Medioevo, quando vi fu la formazione dei cognomi
attuali, il cognome era usato al singolare (Badolato). Perché, infatti, era il
“nome” della famiglia (concettualmente intesa come se fosse un soggetto vero e
proprio) ed ogni personaggio lo portava aggiunto al proprio nome personale.
Tanto è vero che per le donne si usava pure la forma al femminile (es. la
celebre regina Maria Stuarda, ovvero Mary Stuart)). Solo in seguito, per
estensione, i cognomi presero anche l’uso di essere utilizzati al plurale per
identificare i vari componenti del casato che portavano lo stesso “nome di
famiglia” (i Badolati). Fino al ‘500 e ‘600 vi fu la forma singolare e per estensione
anche altre forme plurali. Va pure considerato che anticamente il cognome era
variabile, sia nella pronuncia che nella scrittura e quindi poteva mutare
facilmente (Vadulato, Vadulati, Badulato, Badulati, Badolato, Badolati). Fu
solo con la creazione dei libri treidentini (dal 1563/inizio ‘600) che i
cognomi iniziarono a prendere una forma più standardizzata anche grazie
all’opera dei parroci che conoscevano bene il nome di famiglia dei loro
parrocchiani. L’ultima chiusura della forma del cognome la diede l’istituzione
degli stati civili, nel 1800, quando si cercò di mettere regole per i cognomi
ma con il risultato, a volte, di trasformarli e modificarli, storpiandoli.
Ecco, quindi, la modifica nei secoli di cognomi come Badolato in Badolati.
Badolato è la forma più antica e più diffusa che ha resistito maggiormente.
(Giovanni Grimaldi sulla cognomastica 2008)
Nel 1571 Gabriele Barrio nell’opera “De antiquitate, et situ Calabriae, cum
privilegio Pii V” diede una chiave interpretativa dell’origine del nome sostenendo
che “Badolato a bàdomai verbo graeco, quod diligo significat, quod is locus
dilectione dignus sit”. Cioè (traduzione letterale): “Badolato deriva dal verbo
greco bàdomai che significa degno di protezione”. Il cognome della nobile
famiglia così come ilnome dell’antico feudo, tuttavia, potrebbe avere un’altra
origine legata alle gesta guerresche di un grande condottiero e re goto,
Baduila Totila (l’immortale), che conquistò Roma nel 546 d.C. e combattè contro
i bizantini in Calabria in più periodi tra il 548 e il 550 dopo Cristo. Baduila
assediò ed espugnò Rossano nel 548 e due anni dopo attraversò tutta la Calabria
fino a Reggio per poi dirigersi in Sicilia. Incontrò donne e, nel periodo
calabrese, ebbe figli. Dunque Badolato-Badolati potrebbe essere frutto della
sincope del nome del monarca, trasformatosi gradualmente nel giro di seicento
anni a seconda della influenza delle pronunce e dei dialetti. Baduila Totila,
trasmesso dalla tradizione orale come nome legato a persone o luoghi
riconducibili al re goto, potrebbe esser diventato “Badulato”, “Badulati”,
“Badolato” e, quindi, “Badolati” come non escludono i moderni studi di
cognomastica. Nel “Dizionario geografico, istorico e fisico del Regno di
Napoli” (1796) curato dall’abate Francesco Sacco, l’area geografica in cui la
famiglia originaria ebbe il suo primo feudo viene definita : “Badolati,
Badolatum”. L’autore tedesco Germanus Adlerhold, nel 1702, la indica invece
solo come “Badolatum” nel libro “Umstandliche beschreibung des konigreich Neapolis,
nach dessen bewunders”.
I MITI E LE LEGGENDE DELLA FAMIGLIA
La prima traccia storica della famiglia si ha negli
scritti antichi riguardanti l'epopea carolingia. Johannes Felix Michael
Archangele Badolatum compare accanto all'imperatore Carlo Magno nella schiera
dei “primi cavalieri” della “Scara”. Essa era la speciale struttura militare
composta da uomini particolarmente valorosi scelti per assicurare la sicurezza
del monarca; l'unità di combattimento si muoveva in battaglia solo al suo
comando, per compiere le sortite più audaci. Il cavaliere dal quale discende la
famiglia calabrese, fu tra i pochi guerrieri di origine italica voluti dal
carolingio nella sua guardia personale. Non solo: Johannes F. A. Badolatum
risulta tra i venti componenti della “Scara” ammessi ad assistere nella
Basilica di San Pietro, a Roma, il 25 dicembre dell'800, all'incoronazione di
Carlo Magno a Imperatore del Sacro Romano Impero ad opera di Papa Leone III. Il
cavaliere visse a lungo al servizio dell'imperatore nella reggia di Aquisgrana
e lo seguì in molte campagne militari. Johannes F. A. - secondo quanto si
evince dai cronisti postumi - sposò una giovane nipote del grande monarca,
Magde, seconda figlia della sorella della sua ultima moglie Liutgarda, da cui
ebbe cinque figli: Ludovicus, Maria Alma Mater, Felix, Liutgarda e Philippus
Archangele [1]
Alla storia della famiglia appartengono inoltre: Ludovicus Felice delli
Badolati (Ludovicus Felix Badolatum), detto “Arcangelo Michele”, per l'audacia
con cui affrontava gli infedeli e per la compassione che mostrava nei confronti
dei nemici che si arrendevano davanti alla sua spada, che fu compagno d'armi di
Tancredi di Galilea (Principe di Antiochia) nelle battaglie di conquista di
Tarso e di altre città della Cilicia nel 1097 e nell'assalto a Gerusalemme due
anni dopo, tutte condotte nell'ambito della Prima Crociata. Con Tancredi di
Galilea entrò tra i primi nella Città Santa appena liberata il 15 luglio del
1099 [2].
E Giovan Domenico Luigi delli Badolati, ufficiale nella flotta cristiana
guidata da Gianandrea I Doria, che partecipò il 7 ottobre del 1571 alla
battaglia di Lepanto. Il comandante di Marina perì negli scontri sostenuti
dalle galee dall'ala destra della flotta entrata in contatto con l'armata di
mare turca guidata dal calabrese “rinnegato” Giovanni Dionigi Galeni detto
Uluch Alì [3].
I Badolato-i compaiono come cavalieri nell'Ordine di
San Michele Arcangelo, istituito in nome dell'Arcangelo Michele nel castello di
Amboise il primo agosto del 1469 da Luigi XI. Fu poi abolito nel 1791 durante
la Rivoluzione e ripristinato nel 1814 da Luigi XVIII. A partire dal regno di
Luigi XIV l'Ordine venne conferito a scrittori, artisti e magistrati. Venne poi
soppresso nel 1830 e sopravvisse come Ordine dinastico dei Borbone di Francia.
I componenti della famiglia vi hanno fatto sempre parte con almeno un
componente per generazione [4].
Note:
1. Henri Pirenne, “Mahomet et Charlemagne”, Laterza, Bari, 1939; Anonimo
sassone, “Le gesta dell'imperatore Carlo Magno”, Milano, Jaca Book, 1988.
2. Robert Lawrence Nicholson, “Tancred: A study of his Career and Work. AMS
Press, 1978; Edward Peters, “The first Crusade: The Chronicle of Fuylcher of
Charters and Other Source Materials” (University of Pennsylvania PRESS 1998).
3. Raffaele Bracco, “Il principe Gianandrea Doria: patriae libertatis
conservator, conte di Lano, fondatore di S. Agostino” Genova 1960; Camillo
Manfroni, “Storia della Marina Italiana, III, Livorno, R. Accademia navale,
1897.L'E'tat present de la maison de Bourbon. Quatrienne edition, Parigi Le
Leopard d'or, 1991.
4. L'E'tat present de la maison de Bourbon. Quatrienne edition, Parigi Le
Leopard d'or, 1991.
I PERSONAGGI - A Consentia (odierna Cosenza)
A Consentia (odierna Cosenza) il primo personaggio importante di questa nobile e antica famiglia è Scipione Badolato, dottore in Legge, aggregato al sedile dei nobili nel 1558, che acquistò il feudo di Cropalati, assumendo il titolo di Marchese, nel 1600, datogli dagli Aragona. "Cropalati appartenne ai Badolato che furono insigniti del titolo di marchesi" (“Calabria: Cs, Kr, Vv, Rc” volume III pag. 64). Del prezzo pagato conosciamo pure la misura: "Cropalati passò nel 1600 al dottor Scipione Badolati per 24.500 ducati" (“Economia e società nella Calabria del Cinquecento” Giuseppe Galasso pag. 57 anno 1992) Scipione Badolato negli atti rogati dal notaio Angelo De Paola di Cosenza negli anni 1593,1594, 1597,1598, 1599, 1600 e 1603 viene sempre definito “Scipione Badolati” (numero 27 fol. 18, 39, 36, 37, 5, 11, 25, 266, 134, 147, 210, 221, 71, 235, 100, 320, 321 “acta pro Scipione Badolati”). Il dato è rilevabile dall’esame dei faldoni custoditi nell’Archivio di Stato di Cosenza. Il feudo rimase di proprietà della famiglia fino al 1617 quando fu ceduto perché improduttivo di vantaggi. "Cropalati venne comprata dalla Aldobrandini dal Badolati a mezzo del proprio agente Francesco Labonia" (“Storia di Rossano” di Alfredo Gradilone pag. 418 pubblicato nel 1967). Il marchese Scipione, “doctore in utroque iure”, ebbe un figlio, Francesco, che sposò Lalla d’Aquino, di stirpe longobarda e sorella prediletta del nobile Carlo componente del sedile nobiliare di Marzio Sersale, da cui generò Domenico e Antonio. Di Francesco Badolato abbiamo ampia traccia negli atti notarili questa volta però rogati dal notaio Giò Domenico Tabernise o Tavernese di Cosenza negli anni 1628 e 1629 (numero 249 fol. 85, 119, 147) “acta pro Francesco Badolati” ancora una volta la vocale finale cambia in i. Suo figlio Domenico sposò Livia Alimena, appartenente alla omonima famiglia nobile di Montalto, che lasciò presto vedova e da cui ebbe un maschio che prese il suo nome. Domenico iuniore. L’altro figlio di Francesco Badolato-i, Antonio, divenne cavaliere di Malta nel giugno del 1660. Di lui v’è traccia negli atti notarili del notaio Giacinto Russo di Cosenza che nell’anno 1673 lo indica come “frà Antonio Badolati” (numero 236 fol. 71 e 125 “acta pro frà Antonio Badolati”). Ad Antonio si fa chiaro riferimento pure nel libro “Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ricevuti dalla veneranda lingua d’Italia” scritto nel 1897 da Francesco Bonazzi di Sannicandro e nel testo “Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi: fondo di Valletta” firmato da Mario Pellicano Castagna nel 1978. Ecco un accenno relativo al legame con il secolare Ordine tratto dal testo di Pellicano Castagna: "Nel 1660 fece le prove un cugino germano del d’Aquino, Antonio Badolati, dei baroni di Napoli, figlio di Laudomia o Lalla d’Aquino – Miroballo…". Contemporaneo di Scipione Badolato-i era Giovan Filippo Badolato, pure lui residente a Cosenza, che nel 1563 ottenne da Giovanfrancesco Morano, nobile di Catanzaro, il feudo di Carfizzi acquisendo il titolo di barone. Giovan Filippo morì nel 1574 e il feudo di Carfizzi passò al figlio, Francesco, che tuttavia nel 1576 dovette cederlo a Fabrizio Morano che lo rivendicava. Di Filippo Badolato, del quale non si conosce il grado di parentela con Scipione perché gli atti disponibili non lo rivelano, vi è traccia nei documenti rogati dal notaio Giò Lorenzo Greco di Cosenza nell’anno 1567 (numero 45 fol. 8) “acta pro Giò Filippo Badolato”; così pure del figlio Francesco v’è preciso riferimento negli atti del notaio di Cosenza Vito Arnone rogati nel 1617 e nel 1620 “acta pro Francesco Badolato” (numero 93 fol. 159 e 34). Nel caso del padre e del figlio il cognome si mantiene Badolato senza variazioni negli atti pubblici. Di loro riferisce pure Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera “Della Calabria Illustrata” nel 1691. Le notizie sulla famiglia Badolato-i sono rinvenibili in gran parte, per ciò che attiene al ceppo cosentino, in un manoscritto del 1660 redatto da Domenico Arena intitolato: “Libro della vera origine ed aumento delle famiglie nobili del Sedile di Cosenza, estratto da quello del Duca di Verzino” consultabile nella Biblioteca Civica di Cosenza. Il testo si presenta, tuttavia, a tratti lacunoso e contraddittorio anche perché frutto della parziale riproposizione dei contenuti di un altro importante lavoro del Duca di Verzino del quale, però, non v’è più traccia. D’importante rilevanza risulta, altresì, il testo custodito nel fondo privato della famiglia Cordopatri originaria di Monteleone e catalogato come “Copia in fede di nobiltà della famiglia Badolati” dal barone Francesco Antonio Cordopatri. Nel testo firmato nel 1764 da “Domenico Aragona, sindaco de nobili; Valerio Telesio, Alfonso Ferrao, Domenico Giannuzzi, Pietro Castiglion Morelli eletti de nobili” si attesta "l’antica e nobile residenza in Cosenza della famiglia Badolati" si accenna a "Antonio Badolato che vestì nel 1660 abito di Malta" e si riferisce ancora che "la famiglia Castiglion Morelli de Marchesi di Vallelonga abitò nel palazzo delli Badolati". Il documento è riferito ad una “prova di nobiltà” richiesta da “Antonio delli Badolati”. Anche nel caso di questi antichi testi manoscritti la vocale finale del cognome cambia da “o” in “i”. Nel ramo bruzio della famiglia compaiono pure due donne: Petronilla Badolati di cui c’è indicazione negli atti rogati nel 1762 dal notaio di Cosenza Giacinto Russo (numero 236 fol.185 “acta pro Petronilla Badolati”); e Beatrice Badolati, citata nell’opera di padre Giovanni Fiore da Cropani (“Della Calabria illustrata” risalente al 1600 tomo III e completata dopo la morte dell'autore, che descrive la storia e la storiografia della regione) nella versione tramandataci da padre Giovanni di Castelvetere nel 1691. Nel testo il religioso riferisce di Angiolo Cristiano della "nobilissima famiglia" e del quale "scrisse Domenico Fulloni in una lettera informativa a monsignor Altiere, vescovo di Camerino, poi Papa con nome di Clemente X, stampata all’Aquila nel 1668". Afferma Giovanni di Castelvetere: "Nacque Angiolo Cristiano in Cosenza e, compiuti nella patria i studii di grammatica, passò in Napoli a quelli delle leggi. Ritornato in Cosenza, si sposò con Beatrice Badolati, nobile cosentina". E sempre nell’opera riferibile a padre Fiore da Cropani si legge che i Badolati vengono inclusi tra "le famiglie con habiti di Malta". Alla famiglia Badolati appartenne dalla seconda metà del 1500 l'odierno Palazzo Compagna posto su corso Telesio. Nel 1634 i Badolati acquistarono inoltre la Torre Federiciana campanaria con bifore gotiche, danneggiata dal terremoto, e la inglobarono al Palazzo che divenne uno dei più opulenti della città. La Torre Badolati è descritta nella pianta cinquecentesca custodita nella Biblioteca Angelica di Roma. Torre e Palazzo, con il nuovo assetto dato dalla nobile famiglia, passeranno successivamente ai Castiglion Morelli nel 1700 e, alla fine del 1800, ai Compagna. Di tutti questi passaggi v'è ampia traccia documentata negli atti notarili consultati dallo studioso Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Dagli atti notarili reperiti in tempi moderni da Amedeo Miceli di Serradileo risulta pure che i Badolati fecero una importante donazione alla chiesa di San Francesco di Assisi per la decorazione e l'affresco della cappella gentilizia con scene di San Francesco di Paola ed emblemi (monte, leone, compasso, stelle, sole) che richiamavano lo stemma di famiglia. Il progetto non si realizzò perché i committenti morirono di peste nel 1656.
I PERSONAGGI - A Monteleone
Nella città di Monteleone (odierna Vibo Valentia) la famiglia Badolati ha radici altrettanto profonde e viene citata da Giuseppe Bisogni de’ Gatti in un’opera del 1710 dal titolo: “Hipponii, seu Vibonis Valentiae, vel Monteleonis, Ausoniae civitatis accurata historia”. Ecco cosa scrive l’autore settecentesco: "Le famiglie viventi or che a Vibone danno splendore, ed han marchi sovrani sono: Attafi, Capialbi, ed Attesani, Badolati, Bisogni, Mazza e Ottoni…" (pag. 174). La medesima affermazione troviamo in altri testi: “Il libro e la piazza: le storie locali dei Regni di Napoli e di Sicilia in età moderna” di Antonio Lerra, 2004, pag. 83, in cui lo scrittore riporta un sonetto che reca identiche parole; e nell’opera “Settecento calabrese” di Franz von Lobestein stampato nel 1990 ma che attinge agli scritti di Bisogni de’ Gatti, padre Giovanni Fiore da Cropani, Vito Capialbi, Domenico Mantelli, Giò Battista Marzano. Lo studioso e ricercatore, riportando manoscritti seicenteschi e settecenteschi rivela che i Badolati provengono da Cosenza (pag. 277 terzo volume) e, variando a seconda dei testi reperiti la vocale finale del cognome in “o” oppure in “i”, fornisce una serie interessanti particolari. Il primo: la famiglia ha dato a Monteleone quattro Sindaci dei Nobili, che sono stati Giuseppe Antonio Badolati nel 1752 (pag. 137 - 282 op. cit. e registro ufficiale Catanzaro cartella XV 474-3-VI); Giovan Domenico Badolato 1629 (pag. 301 op.cit.); Antonio Badolato 1775 (pag. 283 op. cit.) e Gregorio Badolato nel 1782 e nel 1788 (pag. 301 op.cit.). Il secondo. Il 3 settembre del 1710 nella cattedrale di Mileto viene benedetto il matrimonio tra don Giuseppe Badolati, figlio di don Nicola Badolato di Monteleone e di donna Felice Sodaro (pag. 300 op.cit.). Il nome Felice , in questo caso usato al femminile, lo vedremo poi ricorrere spesso nell’Ottocento e nel Novecento. Dal rogito del notaio Michele De Luca di Monteleone salta fuori il 7 marzo del 1704 un altro nome che ricorrerà spesso negli anni a venire: Anna. Il pubblico ufficiale da infatti atto della intenzione di Anna Badolato, figlia di don Nicola, di passare a nozze, perché vedova di Orazio Crispo, con il signor Fabrizio Simonetta di Monteleone. Il Lobestein nella sua opera ci indica dove, conclusa l’esperienza terrena, saranno tutti sepolti: la chiesa di San Francesco d’Assisi. Ma la presenza dei Badolati-o a Vibo è confermata dai catasti onciari compilati nell’arco degli anni che vanno dal 1746 al 1755 nei quali vengono registrati più nuclei dei signori Badolato-i-. In quello del 1752 c’è il Magnifico don Giuseppe Badolato "nobile vivente", di anni 35, marito della Magnifica donna Candida Crispo, di 24 anni, e padre dei gemelli Francesco Antonio e Concetta, di 3 anni. Due le persone di servizio. In quello del 1746 troviamo il Magnifico don Gennaro Badolati, "nobile vivente", d’anni 60 "commorante in Napoli". E sempre nel 1746 (volume 6623) compare Gregorio Badolato, 62 anni, "nobile vivente", marito di donna Antonia Gallucci e padre di Domenico 30 anni, Giuseppe Antonio 30, Giovanni 21, Felice 18 e Anna 15. Con loro ci sono in casa la moglie di Domenico, Nicolina Froggio, ed i tre figli della giovane coppia: Antonia, Gregorio e Anna di 8, 7, e 4 anni. Al servizio della numerosa famiglia attendono 5 domestici. La famiglia Badolati viene citata tra quelle nobili di Monteleone da Giovanni Francesco Paci nel volume “Teatro della nobiltà dell’Europa, ovvero notizie delle famiglie nobili che in Europa vivono di presente e che in lei vissero sempre” (pag. 135, edito nel 1725). E’ ancora il Von Lobestein a pubblicarne lo stemma nell’opera “Settecento Calabrese” (pag. 281) includendolo tra quello dei ceppi familiari nobili della città – il cognome indicato è “Badolati” - e riportandone il disegno: tre cime con quella di mezzo più eminente e sostenente un leone col compasso, aperto in capriolo, poggiato con le punte sulle cime laterali, il tutto accompagnato in capo da tre stelle ordinate in fascia, quella di mezzo più bassa e sormontata dal sole. Lo stemma è identico a quello descritto nel libro “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi, atti e manoscritti” (pag. 274 Tomo II, edito nel 1999) scritto da Luigi Palmieri e basato su un manoscritto del 1660, cui si è già accennato, di Domenico Arena dal titolo “Libro della vera origine ed aumento delle famiglie nobili del Sedile di Cosenza…”. L’uguale blasone famigliare testimonia come il ceppo si sia dunque in parte trasferito nell’area monteleonese. Alla famiglia va ascritto Silvio Badolato-i, nato con il nome di Scipione, monaco erudito, venuto al mondo nel 1510 e diventato sacerdote nel 1529. Il religioso governò la certosa di Santo Stefano del Bosco (odierna Serra San Bruno) e nel 1583 divenne priore a Roma e fu chiamato da Papa Gregorio XIII come suo consigliere. Morì nella certosa di San Martino a Napoli dove venne sepolto. Per comprenderne il valore basta leggere il necrologio che gli fu dedicato: "Silvius Badulatus hipponensis, tanti meriti, tam luminosi exempli tamque praestatis vitutis vir est un unus de antiquis patribus videatur… silentii, solitudinis et cacremoniarum ordinis diligentissimus observator: indumentis utitur de grosso et rudi panno, more antiquorum patruum; secilari et divina litteratura abunde peritus". Di lui hanno scritto: Luigi Accattatis ne “Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie” (pag. 25,26,27,28- II volume edito nel 1870); Angeli Zavarroni ne “Bibliotheca Calabra – Sive illustrum virorum Calabriae” (pag. 97 edito nel 1753) che lo definisce "Sylvius Badolatus hipponensis prior"; L’abate Francesco Sacco nel “Dizionario geografico, istorico e fisico del Regno di Napoli” (pag. 251 edito nel 1796) invece scrive: "Questa stessa città di Monteleone è rinomata nella storia della letteratura per essere stata patria degli eruditi scrittori Giuseppe Capobianco, Antonio de Fusco e Silvio Badolati". Del religioso si parla nel libro “La certosa dei Trisulti” (pag. 196 edito nel 1912) affermando: "Una delle famiglie più nobili della forte Calabria, molto illustre per attaccamento alla regia di Napoli ed esimia per cristiane virtù, dette all’Ordine certosino il padre Silvio Badolati". Il nome di "Silvio Badolati" è poi indicato tra gli autori importanti nella “Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli” (Pag. 454 Tomo III edito nel 1753) E ancora del monaco erudito riferisce Camillo Minieri Ricci nel testo “Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli” (pag. 50, edito nel 1844). Questo quanto scrive l’autore: "Dotto certosino, nacque di nobile famiglia… il suo sapere lo rese caro a Papa Gregorio XIII ed a tutto il suo Ordine che più volte lo volle alle prime cariche". Un altro Badolati, Dominicus Longus, è stato nel Seicento uomo erudito e di lettere tanto che Angeli Zavarroni nella pubblicazione già citata – “Bibliotheca Calabra illustrum virorum Calabriae” – lo ricorda così: "Dominucus Longus Badolatensis vir eruditis editit “Apologia pro Laura Vivino” in Napoli MDCXXVIII (1638). Tra i Badolati di Monteleone figura Domenico Badolati, musicista eccelso, vissuto pure lui nel Settecento, di cui parlano Giovan Battista Marzano nel testo “Scritti, IV” (pag. 253 ripubblicato nel 1926) e Gustavo Valente nel “Dizionario della Calabria bibliografico, biografico, storico, geografico” (pag. 6, edito nel 1991). Un altro Domenico Badolati, nell’Ottocento, fu invece un ufficiale di cavalleria nell’esercito napoleonico e combattè nella campagna di Russia tra le file del condottiero francese. La sua incredibile quanto audace vita è rintracciabile nel volume “Michele Morelli e la rivoluzione napoletana del 1820-21” scritto da Antonio Morelli (pag. 214, edito nel 1961). Badolati è stato compagno d’armi di Morelli ed è stato "decorato della medaglia di onore di Sant’Elena per avere servito nella grande armata del gran Napoleone I nella campagna di Russia del 1812". Con Michele Morelli si presentò volontario nel 1808 nel Reggimento dei Veliti a cavallo e, successivamente, testimoniò del valore del compagno nobile monteleonese in battaglia. Un valore pari al suo. Tra i componenti più illustri della famiglia può inoltre annoverarsi Francescantonio Badolati, giureconsulto, scrittore, poeta, fondatore e componente di Accademie letterarie, giudice di pace e della Corte criminale. Nato di parto gemellare insieme con la sorella Felicia nel contado di Borrello nel 1751, luogo di cui il padre, Giuseppe Nicola Badolati (già istitutore di diritto del noto studioso vibonese Leoneluca Rolli) era viceconte e governatore, si laurea in legge a Napoli nel 1786 e poi inizia a lavorare. Viene mandato "a reggere giustizia" a Motta Filocastro, poi come vice-segretario del governo a Palmi; nel 1805 a Monteleone prima come regio governatore e, dal 1811, come giudice di pace. Diviene successivamente regio giudice di Pizzo, Briatico, Mileto e, infine, giudice del Tribunal criminale di Monteleone "nel qual posto fa mostra di tutto il suo valore, tanto nella moderna legislazione che nell'antico diritto romano". Trasferiti i tribunali da Monteleone a Catanzaro, per la nuova divisione delle Calabrie successiva al periodo dell'occupazione francese, Francescoantonio Badolati preferisce rimanere in pacifica solitudine nella città della quale è originaria la sua "nobile famiglia". Di lui scrivono vari autori: Vito Capialbi (“Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli” edito nel 1830), Giuseppe Marzano (“Elogi storici” edito nel 1846) e Antonio Piromalli (“Storia della letteratura calabrese” edito nel 1996). La passione per il diritto non l’abbandonerà mai tanto che scriverà “L’origine della Legge da Mosè a Giustiniano” (Antonio Piromalli op.cit. pag. 223 volume I) dedicandosi successivamente a scritti d’ogni genere e all’insegnamento. Nel 1818 venne prescelto come professore di lingua italiana e, poi, di Retorica e Poesia nel Regio Collegio Vibonese. "Mentre era intento a far gustare agli studenti le bellezze sublimi di Orazio e di Virgilio, se ne diffondea la meritata fama onde la “società economica di Calabria Citra” e le accademie del Crotalo di Catanzaro e degli Affaticati di Tropea lo associarono a se, dandogli questi ultimi il nome di “Sagace Sagax”, e fu nominato segretario perpetuo dell’Accademia Florimontana vibonese dal dottissimo abate Pignatari e principe dell’accademia degli Invogliati col nome di “Amilca Dianeo”" (Giuseppe Marzano op. cit. 1846). Morì il 23 dicembre del 1826 a Monteleone. Nel ricordarlo, dedicandogli una bellissima biografia, Vito Capialbi scrisse: "Eravamo ben lontani dal credere di dover ricordare prima di un lustro in questa medesima opera, le sue letterarie gesta. Ma così procedono le cose di qua giù; onde bagnate di lagrime verghiamo queste carte a memoria di quell’uomo che certamente fu uno delle animae quales, neque candidiores Terra tulit, neque queis mihi divinctior alter. Francescantonio Badolati nacque da nobile stirpe montelionese nel di 7 dicembre 1751 a Borrello, ove il di lui padre trovavasi Governatore del Contado. Laureossi Dottor d’ambe le Leggi nell’insigne Collegio Napoletano…" (op. cit. 1830). Il grande giurista, scrittore e poeta fu autore anche del “Dizionario delle voci calabresi” e di opere allegre come “Il testamento dell’asino”, il “testamento d’amore”, il “Pesceduovo”. Capialbi lo descrive come" di giusta statura, di bello aspetto, grazioso nel parlare e godeva delle oneste festevoli brigate degli amici, che aveva tutta cura di mantenere allegri e di buon umore. Uomo senza finzione, senza furberia, e senza ostentazione pronunciava francamente il parere suo con una candidezza consona all’anima ed al di lui cuore ancor più buono". Francescoantonio Badolati, era figlio della nobildonna Candida Crispo, amava Monteleone e pure Palmi dove era stato e di cui apprezzava i tramonti e le cristalline acque del mare. Al giurista e letterato è dedicata una via a Laureana di Borrello.
I PERSONAGGI - Borrello
I Badolati hanno avuto ruolo anche nella storia di Borrello (odierna Laureana di Borrello), antico e importante Contado della Piana di Gioia Tauro, completamente distrutto dal devastante terremoto del 1783. Giuseppe Nicola Badolati "patrizio della città di Monteleone ne fu viceconte nel 1751 e nel 1753". (Giò Battista Marzano “Scritti”, vol. II pag. 251). Stesso incarico svolse il suo congiunto, come lui giureconsulto e nobile, Giuseppe Antonio Badolati nel 1754 e nel 1756. (G.B. Marzano op.cit. pag. 251).
I PERSONAGGI - Palmi
Nella città della Costa Viola i Badolati sono presenti
dall'inizio del 1800 con ruoli sociali e professionali significativi. Oltre
alle mansioni svolte dal giurista e letterato Francescantonio Badolati come
vice responsabile del governo tra la fine del 1700 e il nuovo secolo e la
presenza di una suora, Maria Badolati, perita sotto le macerie d’un convento
durante il sisma del 1783, compare nella veste di notaio e giurista per conto
di Ferdinando II di Borbone, Luigi Badolati, nato a Palmi il 28 ottobre 1827 da
don Felice Badolati e donna Concetta Cuppari. Il giurista ha cinque fratelli:
Giovanni (7/6/ 1818); Maria (25/1/1821); Francescantonio (22/3/1823); Rosalia
(16/6/1826); e Antonino (10/11/1829). Tutti i Badolati vengono registrati
all’anagrafe di Palmi come Badolato e Badolati. Il cognome prenderà
definitivamente la “i” finale solo successivamente. Il notaio Luigi, laureatosi
a Napoli, viene nominato responsabile del "distretto di Palme" nel
1851 su proposta del ministro di Grazia e Giustizia e del presidente del
consiglio e segretario di Stato. Nel decreto di nomina, custodito nello studio
legale di famiglia tuttora esistente e sito in via Gramsci 29 a Palmi dove un
tempo sorgeva il palazzo Badolati distrutto dal terremoto del 1908, viene
indicato come "Luigi Badolati" nel decreto attuativo, invece, come
"Luigi Badolato". Attraverso la lettura degli atti rogati da Luigi
Badolati è possibile ricostruire tutto il sistema economico e le dinamiche
sociali della cittadina dal 1851 al 1879. Dopo la caduta del Regno delle Due
Sicilie, infatti, il notaio verrà confermato nell’incarico da Vittorio Emanuele
II. In questo caso nel decreto (custodito nello studio legale di famiglia)
viene indicato senza indugi solo come "Luigi Badolati". Il notaio
sposerà Annunziata Pugliese (di Rosario e Teresa Cambrea) e metterà al mondo
Maria Concetta (1856), Vincenzo (1857), Maria Teresa (1859), Rosario (1862),
Caterina (1863), Felice (1864), Giuseppe (1866), Francesco (1871). Altri tre
figli, tutti di nome Felice, periranno (1854,1855, 1860) poco dopo la nascita.
Il notaio avrà ottimi rapporti di amicizia con l'avvocato Giuseppe Cilea, padre
del grande compositore Francesco, con il quale condividerà la comune passione
per la cultura classica ed il diritto. Lo stesso straordinario musicista
strimpellerà le sue prime note al pianoforte di casa Badolati come testimonia
con dovizia di particolari il volume “Francesco Cilea: controluce” (pag. 18)
edito nel 2006.
Il figlio di Luigi, Felice (1864), diventerà come lui notaio, dopo aver ottenuto
la laurea in legge a Napoli. Il decreto di nomina reca la data del 16 ottobre
1886 e la pergamena è custodita nello studio di famiglia. Il secondo notaio
opererà sia a Palmi che a Cittanova e prenderà in moglie Serafina Fonti (figlia
di Arcangelo e donna Teresa Gerace), dell’omonimo nobile casato cittanovese. La
coppia avrà a cinque figli: Luigi, Annunziata, Arcangelo, Angela e Francesco.
Il notaio Felice Badolati diventerà presidente del Distretto notarile di Palmi,
incarico che conserverà fino alla morte.
Badolati morì in seguito alle ferite riportate in
azione di guerra mentre era al comando di un reparto di sanità al forte di
Piale presso Villa San Giovanni". Di Luigi Badolati, sposato con Filomena
“Nella” Suriano sorella dei prefetti dello stato italiano Giovanni e
Pasqualino, si parla nella cronaca della Festa del Fiore, celebrata a Palmi il
9 novembre del 1930, come del "meritevole promotore di una conferenza
antitubercolare per evitare e contenere la diffusione della tubercolosi tra la
popolazione della Piana di Gioia Tauro". Ufficiale medico del Regio
esercito italiano parteciperà al Secondo conflitto mondiale e perirà nel 1944
per i gravi traumi riportati in battaglia, lasciando orfani i tre figli: Franco
Felice, che diverrà a sua volta medico; Alessandro, bancario e Giovanni,
docente e artista.
La secondogenita del notaio Felice, Annunziata detta “Titina”, contrarrà
matrimonio con Enrico Calogero, alto ufficiale della Guardia di finanza, dal
quale avrà quattro figli: Felice, che diverrà generale della Guardia di
Finanza, Alba, docente, Peppino, avvocato e Franca, docente.
Il terzogenito, Arcangelo, allievo del prestigioso collegio militare di Roma,
sceglierà di svolgere la professione di avvocato divenendo uno dei penalisti
insigni della Calabria del Novecento. Memorabili le difese assunte in tutta la
regione con Luigi Gullo, Aldo e Mario Casalinuovo, Giuseppe Cantafora,
Francesco Giurato, Alfredo De Marsico (già ministro della Giustizia), Mario
Lombardo, Alberto Calogero, Giovanni Leone (poi eletto Presidente della
Repubblica), Domenico D’Ascola, Rodolfo Ferrari, Giuseppe Marazzita. Arcangelo,
nominato dai regnanti Savoia “commendatore della Corona d’Italia” sarà durante
il Fascismo podestà di Melicuccà e commissario prefettizio di Palmi nel 1941 e nel
1943. Nel Dopoguerra sarà candidato al Parlamento per il Partito Monarchico,
ricoprirà l’incarico di presidente della Banca Popolare di Palmi, di segretario
dell’Ordine degli avvocati, di presidente della Proloco, di presidente della
squadra di calcio della Palmese; guiderà, inoltre, la filodrammatica locale
come regista ed autore; svolgerà le funzioni di consigliere comunale e si
occuperà anche della tutela dei diritti di autore per conto della Siae. A lui è
intestata una via nella cittadina calabrese proprio nella zona in cui sorge la
casa di famiglia tra via Gramsci e corso Garibaldi. Arcangelo contrarrà
matrimonio con Leda Ciccarese, nobildonna originaria di Cesena, e avrà tre
figli: Felice, avvocato; Roberto, avvocato e Anna Maria, laureata in Farmacia e
docente.
La quarta figlia del notaio, Angelina, sposerà Gregorio Vitale, avvocato,
figlio di Giuseppe, procuratore del Re a Palmi. Dalla coppia nasceranno i
figli, Giuseppe, avvocato a Roma, e Carmela, docente a Spoleto.
Il medico, gli artisti e il farmacista americani – I Badolati andati negli Usa
In
famiglia, prima di Luigi Badolati di cui abbiamo già parlato, figura un altro
medico, Vincenzo Badolati, fratello del notaio Felice, ricordato nella città
calabrese per due interventi di laparotomia eseguiti con incredibile audacia
professionale su altrettanti braccianti agricoli della zona cui salvò la vita.
I libri del medico, che recano in copertina la sigla “DVB” – dottor Vincenzo
Badolati – sono custoditi nella preziosa biblioteca dello studio legale dei
Badolati accanto a quelli di “NLB” – notaio Luigi badolati - e di “NFB” –
notaio Felice Badolati -. Vincenzo, di carattere forte e avventuroso, stanco di
restare in Calabria decise poi di svolgere la professione sanitaria sulle
grandi navi che attraversavano gli oceani verso le Americhe. Nei suoi viaggi
conobbe la moglie, Adelina Vosa, nata a Napoli il 2 febbraio 1865 da Francesco
Vosa e Giuseppina Vaccaro (la coppia ebbe altri due figli: Edoardo e Matilde).
Con la donna, che sposò a Manhattan il 5 ottobre 1890 (era approdato negli
States il 30 settembre a bordo della nave “Stura”), stabilì di vivere negli
Stati Uniti a Port Chesterward 4, Westchester, New York. Negli Usa, dove
continuò a svolgere con zelo e d eccezionale perizia la professione medica,
mise al mondo tre figli: Mario (nato in Italia il 20/4/1899), Luigi Felice
Giuseppe (nato a New York il 7/10/1892) e Alberto che morirà giovanissimo.
Mario diverrà cantante, attore, autore di brani musicali, conduttore di
programmi radiofonici negli States. Di lui si parla nel libro “Un prete a New
York” scritto da Giuseppe Alfonso Grassi nel 2012. A pagina 228, l'autore
riferisce di una manifestazione svolta a New York, nel Bronx, in onore di un
sacerdote, nella prima metà del Novecento. Lo scrittore ripredendo le cronache
dell'epoca rievoca l'esibizione: "Il noto artista Mario Badolati è stato
applauditissimo nella nuovissima canzone del maestro Vincenzo De Crescenzo
“Italia avanti”". A Mario è dedicato uno spazio nel sito
“Italianamericantheater” dove viene ricordato come autore di soap radiofoniche
di successo, membro del Teatro dell'Arte di New York, direttore di programmi in
radio, produttore di spettacoli nell'Accademia della Musica di Brooklin e come
paroliere. Non solo: l'eclettico artista figura come co-protagonista nel film
hollywoodiano “Strano incontro” (1963) interpretato da Natalie Wood e Steve
Mcqueen e nelle serie televisive “Le spie” (1965) e “La ragazza di Uncle”
(1966). Dell'attore della famiglia Badolati, citato anche nella rivista
“Billboard” del 16 dicembre 1944, parla anche la scrittrice Emelise Aleandri
nel volume “Little Italy” edito nel 2002. A pag. 98 si legge: "Recitò
nello spettacolo “U cafè dei critici” prodotto da Luigi Iaccarina nel 1937,
interpretando il ruolo di “Gennarino”". Mario Badolati sposò Olga Maida ed
ebbe una figlia, Elda, nata il 6 luglio del 1923 che, diventata cantante, è poi
emigrata in Brasile l'11 aprile del 1961. L'attore è morto a Los Angeles il 31
marzo 1967; Olga, la fedele compagna, è spirata dieci anni dopo e, come lui,
riposa nella città della California.
Luigi Felice Giuseppe Badolati. suo fratello, seguirà pure la carriera
artistica dedicandosi però esclusivamente alla musica. Metterà in piedi una
compagnia per la quale lavorerà, tra gli altri, l'artista napoletano Vincenzo
Quaranta. Nei primi tre decenni del Novecento, le compagnie più famose a New
York che mettevano in scena le musiche e le sceneggiate italiane erano quella
di Luigi Badolati, Ria Rosa e Gilda Mignionette (“Napoletani in America, Storie
e foto della nostra emigrazione” 1 dicembre 2011, sito web Pulcinella291.
Forumfree). Delle sue qualità di tenore lirico si parla nel libro “The italian
theatre in San Francisco” scritto da Lawrence Estavan. Nel testo, edito nel
1991, a pagina 71, si riferisce di Luigi Badolati come "tenore impegnato
con grande successo in teatro nel ruolo di D'Artagnan". Luigi Felice
Giuseppe si sposò con Valeria Iacchini, nata a Roma il 4 maggio del 1896. Come
attore compare nelle serie tv statunitensi “The alcoa hour” del 1956;
“Armastrong circle theatre) del 1955; e in quella “The Phil Silvers Showw” del
1956. Nel cinema interpretò il ruolo di “don Turiddu” nel film “La
fratellanza”, antesignano de “Il padrino” ma meno fortunato al botteghino,
prodotto negli Stati Uniti nel 1968 e interpretato da Kirk Douglas e Irene Papas.
L'artista morì il 3 agosto del 1968 ed è sepolto nel Long Island National
Cemetery; la moglie è invece passata a miglior vita il 25 marzo 1993 e riposa
nel Linden Union Country in New Jersey.
In America decise di trasferirsi pure Francesco Badolati, nato a Palmi il 20
giugno 1871, fratello del notaio Felice e del medico Vincenzo. Laureatosi in
Farmacia nell'Università di Napoli, raggiunse gli Stati Uniti dove, l'8
febbraio 1899, si sposò con Emilia Del Gaizo. Ebbe quattro figli: Luigi,
Giuseppe, Grazia e Anna. Di lui v'è traccia nel censimento della popolazione
compiuto il 15 gennaio del 1920 dalle autorità degli Stati Uniti, nel quartiere
Bronx, Assembly District 8, di New York. In quel momento, secondo gli
accertatori statunitensi i figli registrati con nome anglofono, hanno
rispettivamente: Louis, 18 anni; Joseph, 15; Grace, 14 e Anna 10. L’unica di
cui si ha successiva traccia certa è Anna, che ha continuato a vivere nel Bronx
dove è morta, da nubile, nel 2003. Il suo ultimo indirizzo conosciuto è il 1350
Perry Ave – Apt, St, Bronx. Francesco Badolati lavorò come farmacista in
diversi esercizi di settore di New York.
Al ramo statunitense appartiene la celebre giornalista Anna Badolati, del Waco
Herald Tribune (Texas) nata il 17 marzo del 1936 e morta, dopo una
straordinaria carriera, il 16 dicembre del 2017.
I BADOLATI NEL TERZO MILLENNIO
La tradizione familiare relativa alle
professioni mediche, legali e di insegnamento continua. Vittorio Badolati,
figlio di Franco Felice, è medico chirurgo, specialista in geriatria, risiede a
Palmi e opera a Gioia Tauro. Appassionato di saggistica, vanta tra i suoi
autori preferiti Seneca e Friedrich Nietzsche. E' padre di Francesco
Felice.
Arcangelo Luigi Francesco Vincenzo Badolati, figlio di Felice, è giornalista,
autore teatrale e televisivo e scrittore. Coordina il comitato scientifico
dell'Osservatorio "Falcone-Borsellino", tiene seminari nelle
università e viene considerato uno dei maggiori esperti italiani di
'ndrangheta. E' caposervizio del quotidiano "Gazzetta del Sud". Vive
a Cosenza. E' padre di Maria Teresa Costanza Chiara, Felice Domenico, Tancredi
e Leda Badolati.
Luigi Badolati, figlio di Alessandro, laureato in legge, bancario appassionato
di letteratura, vive a Roma. E' padre di Matilda e Isabella.
Luigi Carlo Felice Badolati, figlio di Giovanni, medico chirurgo, specializzato
in anestesiologia e rianimazione, è un appassionato di storia e letteratura,
vive a Bassano del Grappa. E' padre di Giovanni Pio.
Leda Badolati, figlia di Felice, avvocato specialista in diritto civile,
amministrativo e legislazione scolastica, dirige lo storico studio legale di
famiglia. Vive a Palmi. E' madre di Leila.
Francesco Badolati, figlio di Franco Felice, è commercialista. Vive a Palmi e
coltiva la passione per lo sport. E' presidente di una squadra di pallavolo che
porta il nome di "Ekuba" in onore di una delle più famose opere del
musicista Nicolantonio Manfroce. E' padre di Gabriele Franco Maria.
Giorgia Badolati Gargano, figlia di Annamaria, è docente, archeologa, ispettore
numismatico per la Calabria. Appassionata di storia, letteratura classica,
teologia, lingua greca e latina. Vive a Lamezia Terme ed è madre di Riccardo e
Caterina.
Claudia Badolati Gargano, figlia di Annamaria, commercialista. Vive a Palmi ed
è contitolare dello studio di consulenza finanziario e tributario insieme al
padre Antonio. Appassionata di vela, musica e tango.
Giovanna Badolati, figlia di Alessandro, è specialista in materia sanitaria.
Vive a Palmi ed è appassionata di storia. E' madre di Alessandro e Filippo.
Paola Badolati, figlia di Giovanni, docente, appassionata di archeologia e di
letteratura classica e moderna. Vive a Castelfranco Veneto. E' madre di
Alessandro.
Massimo Badolati, figlio di Roberto, appassionato di studi classici e di
storia, manager nel settore agricolo con aziende in Italia e Bulgaria. E' padre
di Ivan Roberto, Emily e Kiril Gaetano.
GLI ALTRI RAMI DELLA FAMIGLIA BADOLATI A PALMI IN LEGAMI DI PARENTELA DIRETTA GIA' ALLA FINE DEL 1700
UNO:
Nicola Badolati sposa Raffaella Santacroce e
genera:
Domenico Antonio 7 dicembre 1819
Annamaria 14 dicembre 1821
Giuseppe 22 novembre 1824
DUE:
Domenico sposa Cristina Cascione e genera:
Vincenzo 21 aprile 1873
Carmelo 12 febbraio 1875
Giuseppe 14 ottobre 1877
Aurelio 6 ottobre 1879
A questi due rami della famiglia sono riconducibili altri importanti personaggi della storia calabrese.
Antonio Badolati, docente, pittore, scultore e poeta, è stato un uomo dal
grande talento artistico e dall'animo sensibile e raffinato. Tra le sue opere
più famose figurano la scultura “Deposizione di Cristo” che pone in rilievo il
contrasto tra il corpo rilassato di Gesù e quello teso, quasi vibrante,
dell'uomo che lo ha deposto dalla croce. L'artista ha pure realizzato il
bassorilievo della chiesa dell'Oratorio di Palmi, l'angelo con la fiaccola
accanto alla tomba-mausoleo di Francesco Cilea e tante altre opere. Nato a
Palmi, ha vissuto a Roma. Nella sua amata città di origine gli è stata
intitolata una piazza. Una parte delle sue realizzazioni sarà donata alla Casa
della cultura di Palmi.
Domenico Badolati, medico chirurgo, figlio di Giuseppe e della nobildonna
Soccorsa Caprì Gabrielli dei conti di Gubbio. Medico di grande valore ebbe in
Palmi un ruolo professionale particolarmente significativo prestando la sua
opera anche gratuitamente a favore della gente di umile condizione sociale. E'
stato per questa ragione particolarmente amato dalla sua gente.
Aurelio Badolati, commendatore, studioso di storia, ricercatore, è delegato
vicario per la Calabria del secolare Sacro Militare Ordine cavalleresco
Costantiniano di San Giorgio fondato dalla famiglia reale dei Borbone. La sua
costante azione ha ridato all'Ordine centralità nella vita della regione e
slancio grazie a molteplici attività culturali e benefiche. Badolati ha voluto,
nel 2017, l'investitura dei nuovi cavalieri nella splendida cattedrale di
Gerace.
Anna Badolati, pittrice e scultrice, che predilige per le sue opere l'argilla e
materiali di recupero cui da forma di vita. La sua esperienza professionale al
servizio dei disabili ne ha acuita la sensibilità che si riflette in tutte le
sue creazioni artistiche.
Sintesi genealogica:
Felice Badolato -i e Concetta Cuppari generano:
Giovanni Badolato -i 7 giugno 1818
Maria 25 gennaio 1821
Francescoantonio Badolati 22 marzo 1823
Rosalia 16 giugno 1826
Luigi 28 ottobre 1827
Antonino 10 novembre 1829
Luigi si sposa con Annunziata Pugliese e genera:
Felice 11 luglio 1854 (muore neonato)
Felice 10 aprile 1855 (muore neonato)
Maria Concetta 6 marzo 1856
Vincenzo 12 agosto 1857
Maria Teresa 13 gennaio 1859
Felice 27 dicembre 1860 (muore neonato)
Rosario 10 aprile 1862
Caterina 29 marzo 1863
Felice 28 dicembre 1864
Giuseppe 10 aprile 1866
Francesco 20 giugno 1871
IL RAMO AMERICANO DELLA STESSA FAMIGLIA
Vincenzo Badolati , medico, si sposa con Adelina Vosa e genera:
Luigi Felice Giuseppe 7/10/1892
Mario 20/4/1899
Alberto morto giovanissimo
L'altro fratello, Francesco Badolati, farmacista, si sposa con Emilia Del Gaizo
e genera:
Luigi, Giuseppe, Grazia e Anna