LA
FAMIGLIA
BADOLATI

Badolato – Consentia – Cropalati – Monteleone – Borrello – Palmi – New York
Dal 1100 composta da letterati, giuristi, cavalieri di Ordini secolari, viceconti, medici, avvocati, artisti e scrittori.

L'ORIGINE DEL NOME

Il nome Badulato compare già nel 1114, nel diploma con cui il conte Goffredo di Loritello e la madre Berta fanno donazione in "campis Badulati" al beato Lanunino e agli eremiti della certosa di Santo Stefano del Bosco (Serra San Bruno). Il feudo di Badolato risale, invece, al 1080 ad opera di Roberto il Guiscardo (casa normanna) e risulta assegnato ad una famiglia di valorosi condottieri e cavalieri da cui ha nel tempo preso il nome. Nel 1254 ne era signore Filippo de Badolato che ne perse il dominio nel 1272 dopo un conflitto in armi combattuto contro il conte Pietro Ruffo di Catanzaro. Da quel momento il ceppo famigliare unitario si divise in più nuclei: una parte rimase in loco altri si spostarono in Sicilia, nel Cosentino e nel Vibonese e, da lì, a Borrello e Palmi. Non deve sorprendere il cambio costante della vocale finale del cognome. In generale nel Medioevo, quando vi fu la formazione dei cognomi attuali, il cognome era usato al singolare (Badolato). Perché, infatti, era il “nome” della famiglia (concettualmente intesa come se fosse un soggetto vero e proprio) ed ogni personaggio lo portava aggiunto al proprio nome personale. Tanto è vero che per le donne si usava pure la forma al femminile (es. la celebre regina Maria Stuarda, ovvero Mary Stuart)). Solo in seguito, per estensione, i cognomi presero anche l’uso di essere utilizzati al plurale per identificare i vari componenti del casato che portavano lo stesso “nome di famiglia” (i Badolati). Fino al ‘500 e ‘600 vi fu la forma singolare e per estensione anche altre forme plurali. Va pure considerato che anticamente il cognome era variabile, sia nella pronuncia che nella scrittura e quindi poteva mutare facilmente (Vadulato, Vadulati, Badulato, Badulati, Badolato, Badolati). Fu solo con la creazione dei libri treidentini (dal 1563/inizio ‘600) che i cognomi iniziarono a prendere una forma più standardizzata anche grazie all’opera dei parroci che conoscevano bene il nome di famiglia dei loro parrocchiani. L’ultima chiusura della forma del cognome la diede l’istituzione degli stati civili, nel 1800, quando si cercò di mettere regole per i cognomi ma con il risultato, a volte, di trasformarli e modificarli, storpiandoli. Ecco, quindi, la modifica nei secoli di cognomi come Badolato in Badolati. Badolato è la forma più antica e più diffusa che ha resistito maggiormente. (Giovanni Grimaldi sulla cognomastica 2008) 
Nel 1571 Gabriele Barrio nell’opera “De antiquitate, et situ Calabriae, cum privilegio Pii V” diede una chiave interpretativa dell’origine del nome sostenendo che “Badolato a bàdomai verbo graeco, quod diligo significat, quod is locus dilectione dignus sit”. Cioè (traduzione letterale): “Badolato deriva dal verbo greco bàdomai che significa degno di protezione”. Il cognome della nobile famiglia così come ilnome dell’antico feudo, tuttavia, potrebbe avere un’altra origine legata alle gesta guerresche di un grande condottiero e re goto, Baduila Totila (l’immortale), che conquistò Roma nel 546 d.C. e combattè contro i bizantini in Calabria in più periodi tra il 548 e il 550 dopo Cristo. Baduila assediò ed espugnò Rossano nel 548 e due anni dopo attraversò tutta la Calabria fino a Reggio per poi dirigersi in Sicilia. Incontrò donne e, nel periodo calabrese, ebbe figli. Dunque Badolato-Badolati potrebbe essere frutto della sincope del nome del monarca, trasformatosi gradualmente nel giro di seicento anni a seconda della influenza delle pronunce e dei dialetti. Baduila Totila, trasmesso dalla tradizione orale come nome legato a persone o luoghi riconducibili al re goto, potrebbe esser diventato “Badulato”, “Badulati”, “Badolato” e, quindi, “Badolati” come non escludono i moderni studi di cognomastica. Nel “Dizionario geografico, istorico e fisico del Regno di Napoli” (1796) curato dall’abate Francesco Sacco, l’area geografica in cui la famiglia originaria ebbe il suo primo feudo viene definita : “Badolati, Badolatum”. L’autore tedesco Germanus Adlerhold, nel 1702, la indica invece solo come “Badolatum” nel libro “Umstandliche beschreibung des konigreich Neapolis, nach dessen bewunders”.

I MITI E LE LEGGENDE DELLA FAMIGLIA 

La prima traccia storica della famiglia si ha negli scritti antichi riguardanti l'epopea carolingia. Johannes Felix Michael Archangele Badolatum compare accanto all'imperatore Carlo Magno nella schiera dei “primi cavalieri” della “Scara”. Essa era la speciale struttura militare composta da uomini particolarmente valorosi scelti per assicurare la sicurezza del monarca; l'unità di combattimento si muoveva in battaglia solo al suo comando, per compiere le sortite più audaci. Il cavaliere dal quale discende la famiglia calabrese, fu tra i pochi guerrieri di origine italica voluti dal carolingio nella sua guardia personale. Non solo: Johannes F. A. Badolatum risulta tra i venti componenti della “Scara” ammessi ad assistere nella Basilica​ di San Pietro, a Roma, il 25 dicembre dell'800, all'incoronazione di Carlo Magno a Imperatore del Sacro Romano Impero ad opera di Papa Leone III. Il cavaliere visse a lungo al servizio dell'imperatore nella reggia di Aquisgrana e lo seguì in molte campagne militari. Johannes F. A. - secondo quanto si evince dai cronisti postumi - sposò una giovane nipote del grande monarca, Magde, seconda figlia della sorella della sua ultima moglie Liutgarda, da cui ebbe cinque figli: Ludovicus, Maria Alma Mater, Felix, Liutgarda e Philippus Archangele [1]

Alla storia della famiglia appartengono inoltre: Ludovicus Felice delli Badolati (Ludovicus Felix Badolatum), detto “Arcangelo Michele”, per l'audacia con cui affrontava gli infedeli e per la compassione che mostrava nei confronti dei nemici che si arrendevano davanti alla sua spada, che fu compagno d'armi di Tancredi di Galilea (Principe di Antiochia) nelle battaglie di conquista di Tarso e di altre città della Cilicia nel 1097 e nell'assalto a Gerusalemme due anni dopo, tutte condotte nell'ambito della Prima Crociata. Con Tancredi di Galilea entrò tra i primi nella Città Santa appena liberata il 15 luglio del 1099 [2].
E Giovan Domenico Luigi delli Badolati, ufficiale nella flotta cristiana guidata da Gianandrea I Doria, che partecipò il 7 ottobre del 1571 alla battaglia di Lepanto. Il comandante di Marina perì negli scontri sostenuti dalle galee dall'ala destra della flotta entrata in contatto con l'armata di mare turca guidata dal calabrese “rinnegato” Giovanni Dionigi Galeni detto Uluch Alì [3].

I Badolato-i compaiono come cavalieri nell'Ordine di San Michele Arcangelo, istituito in nome dell'Arcangelo Michele nel castello di Amboise il primo agosto del 1469 da Luigi XI. Fu poi abolito nel 1791 durante la Rivoluzione e ripristinato nel 1814 da Luigi XVIII. A partire dal regno di Luigi XIV l'Ordine venne conferito a scrittori, artisti e magistrati. Venne poi soppresso nel 1830 e sopravvisse come Ordine dinastico dei Borbone di Francia. I componenti della famiglia vi hanno fatto sempre parte con almeno un componente per generazione [4].

Note:
1. Henri Pirenne, “Mahomet et Charlemagne”, Laterza, Bari, 1939; Anonimo sassone, “Le gesta dell'imperatore Carlo Magno”, Milano, Jaca Book, 1988.
2. Robert Lawrence Nicholson, “Tancred: A study of his Career and Work. AMS Press, 1978; Edward Peters, “The first Crusade: The Chronicle of Fuylcher of Charters and Other Source Materials” (University of Pennsylvania PRESS 1998).
3. Raffaele Bracco, “Il principe Gianandrea Doria: patriae libertatis conservator, conte di Lano, fondatore di S. Agostino” Genova 1960; Camillo Manfroni, “Storia della Marina Italiana, III, Livorno, R. Accademia navale, 1897.L'E'tat present de la maison de Bourbon. Quatrienne edition, Parigi Le Leopard d'or, 1991.
4. L'E'tat present de la maison de Bourbon. Quatrienne edition, Parigi Le Leopard d'or, 1991.

I PER​SONAGGI - A Consentia (odierna Cosenza)

A Consentia (odierna Cosenza) il primo personaggio importante di questa nobile e antica famiglia è Scipione Badolato, dottore in Legge, aggregato al sedile dei nobili nel 1558, che acquistò il feudo di Cropalati, assumendo il titolo di Marchese, nel 1600, datogli dagli Aragona. "Cropalati appartenne ai Badolato che furono insigniti del titolo di marchesi" (“Calabria: Cs, Kr, Vv, Rc” volume III pag. 64). Del prezzo pagato conosciamo pure la misura: "Cropalati passò nel 1600 al dottor Scipione Badolati per 24.500 ducati" (“Economia e società nella Calabria del Cinquecento” Giuseppe Galasso pag. 57 anno 1992) Scipione Badolato negli atti rogati dal notaio Angelo De Paola di Cosenza negli anni 1593,1594, 1597,1598, 1599, 1600 e 1603 viene sempre definito “Scipione Badolati” (numero 27 fol. 18, 39, 36, 37, 5, 11, 25, 266, 134, 147, 210, 221, 71, 235, 100, 320, 321 “acta pro Scipione Badolati”). Il dato è rilevabile dall’esame dei faldoni custoditi nell’Archivio di Stato di Cosenza. Il feudo rimase di proprietà della famiglia fino al 1617 quando fu ceduto perché improduttivo di vantaggi. "Cropalati venne comprata dalla Aldobrandini dal Badolati a mezzo del proprio agente Francesco Labonia" (“Storia di Rossano” di Alfredo Gradilone pag. 418 pubblicato nel 1967). Il marchese Scipione, “doctore in utroque iure”, ebbe un figlio, Francesco, che sposò Lalla d’Aquino, di stirpe longobarda e sorella prediletta del nobile Carlo componente del sedile nobiliare di Marzio Sersale, da cui generò Domenico e Antonio. Di Francesco Badolato abbiamo ampia traccia negli atti notarili questa volta però rogati dal notaio Giò Domenico Tabernise o Tavernese di Cosenza negli anni 1628 e 1629 (numero 249 fol. 85, 119, 147) “acta pro Francesco Badolati” ancora una volta la vocale finale cambia in i. Suo figlio Domenico sposò Livia Alimena, appartenente alla omonima famiglia nobile di Montalto, che lasciò presto vedova e da cui ebbe un maschio che prese il suo nome. Domenico iuniore. L’altro figlio di Francesco Badolato-i, Antonio, divenne cavaliere di Malta nel giugno del 1660. Di lui v’è traccia negli atti notarili del notaio Giacinto Russo di Cosenza che nell’anno 1673 lo indica come “frà Antonio Badolati” (numero 236 fol. 71 e 125 “acta pro frà Antonio Badolati”). Ad Antonio si fa chiaro riferimento pure nel libro “Elenco dei cavalieri del S.M. Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme ricevuti dalla veneranda lingua d’Italia” scritto nel 1897 da Francesco Bonazzi di Sannicandro e nel testo “Processi di cavalieri gerosolomitani calabresi: fondo di Valletta” firmato da Mario Pellicano Castagna nel 1978. Ecco un accenno relativo al legame con il secolare Ordine tratto dal testo di Pellicano Castagna: "Nel 1660 fece le prove un cugino germano del d’Aquino, Antonio Badolati, dei baroni di Napoli, figlio di Laudomia o Lalla d’Aquino – Miroballo…". Contemporaneo di Scipione Badolato-i era Giovan Filippo Badolato, pure lui residente a Cosenza, che nel 1563 ottenne da Giovanfrancesco Morano, nobile di Catanzaro, il feudo di Carfizzi acquisendo il titolo di barone. Giovan Filippo morì nel 1574 e il feudo di Carfizzi passò al figlio, Francesco, che tuttavia nel 1576 dovette cederlo a Fabrizio Morano che lo rivendicava. Di Filippo Badolato, del quale non si conosce il grado di parentela con Scipione perché gli atti disponibili non lo rivelano, vi è traccia nei documenti rogati dal notaio Giò Lorenzo Greco di Cosenza nell’anno 1567 (numero 45 fol. 8) “acta pro Giò Filippo Badolato”; così pure del figlio Francesco v’è preciso riferimento negli atti del notaio di Cosenza Vito Arnone rogati nel 1617 e nel 1620 “acta pro Francesco Badolato” (numero 93 fol. 159 e 34). Nel caso del padre e del figlio il cognome si mantiene Badolato senza variazioni negli atti pubblici. Di loro riferisce pure Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera “Della Calabria Illustrata” nel 1691. Le notizie sulla famiglia Badolato-i sono rinvenibili in gran parte, per ciò che attiene al ceppo cosentino, in un manoscritto del 1660 redatto da Domenico Arena intitolato: “Libro della vera origine ed aumento delle famiglie nobili del Sedile di Cosenza, estratto da quello del Duca di Verzino” consultabile nella Biblioteca Civica di Cosenza. Il testo si presenta, tuttavia, a tratti lacunoso e contraddittorio anche perché frutto della parziale riproposizione dei contenuti di un altro importante lavoro del Duca di Verzino del quale, però, non v’è più traccia. D’importante rilevanza risulta, altresì, il testo custodito nel fondo privato della famiglia Cordopatri originaria di Monteleone e catalogato come “Copia in fede di nobiltà della famiglia Badolati” dal barone Francesco Antonio Cordopatri. Nel testo firmato nel 1764 da “Domenico Aragona, sindaco de nobili; Valerio Telesio, Alfonso Ferrao, Domenico Giannuzzi, Pietro Castiglion Morelli eletti de nobili” si attesta "l’antica e nobile residenza in Cosenza della famiglia Badolati" si accenna a "Antonio Badolato che vestì nel 1660 abito di Malta" e si riferisce ancora che "la famiglia Castiglion Morelli de Marchesi di Vallelonga abitò nel palazzo delli Badolati". Il documento è riferito ad una “prova di nobiltà” richiesta da “Antonio delli Badolati”. Anche nel caso di questi antichi testi manoscritti la vocale finale del cognome cambia da “o” in “i”. Nel ramo bruzio della famiglia compaiono pure due donne: Petronilla Badolati di cui c’è indicazione negli atti rogati nel 1762 dal notaio di Cosenza Giacinto Russo (numero 236 fol.185 “acta pro Petronilla Badolati”); e Beatrice Badolati, citata nell’opera di padre Giovanni Fiore da Cropani (“Della Calabria illustrata” risalente al 1600 tomo III e completata dopo la morte dell'autore, che descrive la storia e la storiografia della regione) nella versione tramandataci da padre Giovanni di Castelvetere nel 1691. Nel testo il religioso riferisce di Angiolo Cristiano della "nobilissima famiglia" e del quale "scrisse Domenico Fulloni in una lettera informativa a monsignor Altiere, vescovo di Camerino, poi Papa con nome di Clemente X, stampata all’Aquila nel 1668". Afferma Giovanni di Castelvetere: "Nacque Angiolo Cristiano in Cosenza e, compiuti nella patria i studii di grammatica, passò in Napoli a quelli delle leggi. Ritornato in Cosenza, si sposò con Beatrice Badolati, nobile cosentina". E sempre nell’opera riferibile a padre Fiore da Cropani si legge che i Badolati vengono inclusi tra "le famiglie con habiti di Malta". Alla famiglia Badolati appartenne dalla seconda metà del 1500 l'odierno Palazzo Compagna posto su corso Telesio. Nel 1634 i Badolati acquistarono inoltre la Torre Federiciana campanaria con bifore gotiche, danneggiata dal terremoto, e la inglobarono al Palazzo che divenne uno dei più opulenti della città. La Torre Badolati è descritta nella pianta cinquecentesca custodita nella Biblioteca Angelica di Roma. Torre e Palazzo, con il nuovo assetto dato dalla nobile famiglia, passeranno successivamente ai Castiglion Morelli nel 1700 e, alla fine del 1800, ai Compagna. Di tutti questi passaggi v'è ampia traccia documentata negli atti notarili consultati dallo studioso Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona. Dagli atti notarili reperiti in tempi moderni da Amedeo Miceli di Serradileo risulta pure che i Badolati fecero una importante donazione alla chiesa di San Francesco di Assisi per la decorazione e l'affresco della cappella gentilizia con scene di San Francesco di Paola ed emblemi (monte, leone, compasso, stelle, sole) che richiamavano lo stemma di famiglia. Il progetto non si realizzò perché i committenti morirono di peste nel 1656.

I PERSONAGGI - A Monteleone

Nella città di Monteleone (odierna Vibo Valentia) la famiglia Badolati ha radici altrettanto profonde e viene citata da Giuseppe Bisogni de’ Gatti in un’opera del 1710 dal titolo: “Hipponii, seu Vibonis Valentiae, vel Monteleonis, Ausoniae civitatis accurata historia”. Ecco cosa scrive l’autore settecentesco: "Le famiglie viventi or che a Vibone danno splendore, ed han marchi sovrani sono: Attafi, Capialbi, ed Attesani, Badolati, Bisogni, Mazza e Ottoni…" (pag. 174). La medesima affermazione troviamo in altri testi: “Il libro e la piazza: le storie locali dei Regni di Napoli e di Sicilia in età moderna” di Antonio Lerra, 2004, pag. 83, in cui lo scrittore riporta un sonetto che reca identiche parole; e nell’opera “Settecento calabrese” di Franz von Lobestein stampato nel 1990 ma che attinge agli scritti di Bisogni de’ Gatti, padre Giovanni Fiore da Cropani, Vito Capialbi, Domenico Mantelli, Giò Battista Marzano. Lo studioso e ricercatore, riportando manoscritti seicenteschi e settecenteschi rivela che i Badolati provengono da Cosenza (pag. 277 terzo volume) e, variando a seconda dei testi reperiti la vocale finale del cognome in “o” oppure in “i”, fornisce una serie interessanti particolari. Il primo: la famiglia ha dato a Monteleone quattro Sindaci dei Nobili, che sono stati Giuseppe Antonio Badolati nel 1752 (pag. 137 - 282 op. cit. e registro ufficiale Catanzaro cartella XV 474-3-VI); Giovan Domenico Badolato 1629 (pag. 301 op.cit.); Antonio Badolato 1775 (pag. 283 op. cit.) e Gregorio Badolato nel 1782 e nel 1788 (pag. 301 op.cit.). Il secondo. Il 3 settembre del 1710 nella cattedrale di Mileto viene benedetto il matrimonio tra don Giuseppe Badolati, figlio di don Nicola Badolato di Monteleone e di donna Felice Sodaro (pag. 300 op.cit.). Il nome Felice , in questo caso usato al femminile, lo vedremo poi ricorrere spesso nell’Ottocento e nel Novecento. Dal rogito del notaio Michele De Luca di Monteleone salta fuori il 7 marzo del 1704 un altro nome che ricorrerà spesso negli anni a venire: Anna. Il pubblico ufficiale da infatti atto della intenzione di Anna Badolato, figlia di don Nicola, di passare a nozze, perché vedova di Orazio Crispo, con il signor Fabrizio Simonetta di Monteleone. Il Lobestein nella sua opera ci indica dove, conclusa l’esperienza terrena, saranno tutti sepolti: la chiesa di San Francesco d’Assisi. Ma la presenza dei Badolati-o a Vibo è confermata dai catasti onciari compilati nell’arco degli anni che vanno dal 1746 al 1755 nei quali vengono registrati più nuclei dei signori Badolato-i-. In quello del 1752 c’è il Magnifico don Giuseppe Badolato "nobile vivente", di anni 35, marito della Magnifica donna Candida Crispo, di 24 anni, e padre dei gemelli Francesco Antonio e Concetta, di 3 anni. Due le persone di servizio. In quello del 1746 troviamo il Magnifico don Gennaro Badolati, "nobile vivente", d’anni 60 "commorante in Napoli". E sempre nel 1746 (volume 6623) compare Gregorio Badolato, 62 anni, "nobile vivente", marito di donna Antonia Gallucci e padre di Domenico 30 anni, Giuseppe Antonio 30, Giovanni 21, Felice 18 e Anna 15. Con loro ci sono in casa la moglie di Domenico, Nicolina Froggio, ed i tre figli della giovane coppia: Antonia, Gregorio e Anna di 8, 7, e 4 anni. Al servizio della numerosa famiglia attendono 5 domestici. La famiglia Badolati viene citata tra quelle nobili di Monteleone da Giovanni Francesco Paci nel volume “Teatro della nobiltà dell’Europa, ovvero notizie delle famiglie nobili che in Europa vivono di presente e che in lei vissero sempre” (pag. 135, edito nel 1725). E’ ancora il Von Lobestein a pubblicarne lo stemma nell’opera “Settecento Calabrese” (pag. 281) includendolo tra quello dei ceppi familiari nobili della città – il cognome indicato è “Badolati” - e riportandone il disegno: tre cime con quella di mezzo più eminente e sostenente un leone col compasso, aperto in capriolo, poggiato con le punte sulle cime laterali, il tutto accompagnato in capo da tre stelle ordinate in fascia, quella di mezzo più bassa e sormontata dal sole. Lo stemma è identico a quello descritto nel libro “Cosenza e le sue famiglie attraverso testi, atti e manoscritti” (pag. 274 Tomo II, edito nel 1999) scritto da Luigi Palmieri e basato su un manoscritto del 1660, cui si è già accennato, di Domenico Arena dal titolo “Libro della vera origine ed aumento delle famiglie nobili del Sedile di Cosenza…”. L’uguale blasone famigliare testimonia come il ceppo si sia dunque in parte trasferito nell’area monteleonese. Alla famiglia va ascritto Silvio Badolato-i, nato con il nome di Scipione, monaco erudito, venuto al mondo nel 1510 e diventato sacerdote nel 1529. Il religioso governò la certosa di Santo Stefano del Bosco (odierna Serra San Bruno) e nel 1583 divenne priore a Roma e fu chiamato da Papa Gregorio XIII come suo consigliere. Morì nella certosa di San Martino a Napoli dove venne sepolto. Per comprenderne il valore basta leggere il necrologio che gli fu dedicato: "Silvius Badulatus hipponensis, tanti meriti, tam luminosi exempli tamque praestatis vitutis vir est un unus de antiquis patribus videatur… silentii, solitudinis et cacremoniarum ordinis diligentissimus observator: indumentis utitur de grosso et rudi panno, more antiquorum patruum; secilari et divina litteratura abunde peritus". Di lui hanno scritto: Luigi Accattatis ne “Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie” (pag. 25,26,27,28- II volume edito nel 1870); Angeli Zavarroni ne “Bibliotheca Calabra – Sive illustrum virorum Calabriae” (pag. 97 edito nel 1753) che lo definisce "Sylvius Badolatus hipponensis prior"; L’abate Francesco Sacco nel “Dizionario geografico, istorico e fisico del Regno di Napoli” (pag. 251 edito nel 1796) invece scrive: "Questa stessa città di Monteleone è rinomata nella storia della letteratura per essere stata patria degli eruditi scrittori Giuseppe Capobianco, Antonio de Fusco e Silvio Badolati". Del religioso si parla nel libro “La certosa dei Trisulti” (pag. 196 edito nel 1912) affermando: "Una delle famiglie più nobili della forte Calabria, molto illustre per attaccamento alla regia di Napoli ed esimia per cristiane virtù, dette all’Ordine certosino il padre Silvio Badolati". Il nome di "Silvio Badolati" è poi indicato tra gli autori importanti nella “Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli” (Pag. 454 Tomo III edito nel 1753) E ancora del monaco erudito riferisce Camillo Minieri Ricci nel testo “Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli” (pag. 50, edito nel 1844). Questo quanto scrive l’autore: "Dotto certosino, nacque di nobile famiglia… il suo sapere lo rese caro a Papa Gregorio XIII ed a tutto il suo Ordine che più volte lo volle alle prime cariche". Un altro Badolati, Dominicus Longus, è stato nel Seicento uomo erudito e di lettere tanto che Angeli Zavarroni nella pubblicazione già citata – “Bibliotheca Calabra illustrum virorum Calabriae” – lo ricorda così: "Dominucus Longus Badolatensis vir eruditis editit “Apologia pro Laura Vivino” in Napoli MDCXXVIII (1638). Tra i Badolati di Monteleone figura Domenico Badolati, musicista eccelso, vissuto pure lui nel Settecento, di cui parlano Giovan Battista Marzano nel testo “Scritti, IV” (pag. 253 ripubblicato nel 1926) e Gustavo Valente nel “Dizionario della Calabria bibliografico, biografico, storico, geografico” (pag. 6, edito nel 1991). Un altro Domenico Badolati, nell’Ottocento, fu invece un ufficiale di cavalleria nell’esercito napoleonico e combattè nella campagna di Russia tra le file del condottiero francese. La sua incredibile quanto audace vita è rintracciabile nel volume “Michele Morelli e la rivoluzione napoletana del 1820-21” scritto da Antonio Morelli (pag. 214, edito nel 1961). Badolati è stato compagno d’armi di Morelli ed è stato "decorato della medaglia di onore di Sant’Elena per avere servito nella grande armata del gran Napoleone I nella campagna di Russia del 1812". Con Michele Morelli si presentò volontario nel 1808 nel Reggimento dei Veliti a cavallo e, successivamente, testimoniò del valore del compagno nobile monteleonese in battaglia. Un valore pari al suo. Tra i componenti più illustri della famiglia può inoltre annoverarsi Francescantonio Badolati, giureconsulto, scrittore, poeta, fondatore e componente di Accademie letterarie, giudice di pace e della Corte criminale. Nato di parto gemellare insieme con la sorella Felicia nel contado di Borrello nel 1751, luogo di cui il padre, Giuseppe Nicola Badolati (già istitutore di diritto del noto studioso vibonese Leoneluca Rolli) era viceconte e governatore, si laurea in legge a Napoli nel 1786 e poi inizia a lavorare. Viene mandato "a reggere giustizia" a Motta Filocastro, poi come vice-segretario del governo a Palmi; nel 1805 a Monteleone prima come regio governatore e, dal 1811, come giudice di pace. Diviene successivamente regio giudice di Pizzo, Briatico, Mileto e, infine, giudice del Tribunal criminale di Monteleone "nel qual posto fa mostra di tutto il suo valore, tanto nella moderna legislazione che nell'antico diritto romano". Trasferiti i tribunali da Monteleone a Catanzaro, per la nuova divisione delle Calabrie successiva al periodo dell'occupazione francese, Francescoantonio Badolati preferisce rimanere in pacifica solitudine nella città della quale è originaria la sua "nobile famiglia". Di lui scrivono vari autori: Vito Capialbi (“Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli” edito nel 1830), Giuseppe Marzano (“Elogi storici” edito nel 1846) e Antonio Piromalli (“Storia della letteratura calabrese” edito nel 1996). La passione per il diritto non l’abbandonerà mai tanto che scriverà “L’origine della Legge da Mosè a Giustiniano” (Antonio Piromalli op.cit. pag. 223 volume I) dedicandosi successivamente a scritti d’ogni genere e all’insegnamento. Nel 1818 venne prescelto come professore di lingua italiana e, poi, di Retorica e Poesia nel Regio Collegio Vibonese. "Mentre era intento a far gustare agli studenti le bellezze sublimi di Orazio e di Virgilio, se ne diffondea la meritata fama onde la “società economica di Calabria Citra” e le accademie del Crotalo di Catanzaro e degli Affaticati di Tropea lo associarono a se, dandogli questi ultimi il nome di “Sagace Sagax”, e fu nominato segretario perpetuo dell’Accademia Florimontana vibonese dal dottissimo abate Pignatari e principe dell’accademia degli Invogliati col nome di “Amilca Dianeo”" (Giuseppe Marzano op. cit. 1846). Morì il 23 dicembre del 1826 a Monteleone. Nel ricordarlo, dedicandogli una bellissima biografia, Vito Capialbi scrisse: "Eravamo ben lontani dal credere di dover ricordare prima di un lustro in questa medesima opera, le sue letterarie gesta. Ma così procedono le cose di qua giù; onde bagnate di lagrime verghiamo queste carte a memoria di quell’uomo che certamente fu uno delle animae quales, neque candidiores Terra tulit, neque queis mihi divinctior alter. Francescantonio Badolati nacque da nobile stirpe montelionese nel di 7 dicembre 1751 a Borrello, ove il di lui padre trovavasi Governatore del Contado. Laureossi Dottor d’ambe le Leggi nell’insigne Collegio Napoletano…" (op. cit. 1830). Il grande giurista, scrittore e poeta fu autore anche del “Dizionario delle voci calabresi” e di opere allegre come “Il testamento dell’asino”, il “testamento d’amore”, il “Pesceduovo”. Capialbi lo descrive come" di giusta statura, di bello aspetto, grazioso nel parlare e godeva delle oneste festevoli brigate degli amici, che aveva tutta cura di mantenere allegri e di buon umore. Uomo senza finzione, senza furberia, e senza ostentazione pronunciava francamente il parere suo con una candidezza consona all’anima ed al di lui cuore ancor più buono". Francescoantonio Badolati, era figlio della nobildonna Candida Crispo, amava Monteleone e pure Palmi dove era stato e di cui apprezzava i tramonti e le cristalline acque del mare. Al giurista e letterato è dedicata una via a Laureana di Borrello.

I PERSONAGGI - Borrello

I Badolati hanno avuto ruolo anche nella storia di Borrello (odierna Laureana di Borrello), antico e importante Contado della Piana di Gioia Tauro, completamente distrutto dal devastante terremoto del 1783. Giuseppe Nicola Badolati "patrizio della città di Monteleone ne fu viceconte nel 1751 e nel 1753". (Giò Battista Marzano “Scritti”, vol. II pag. 251). Stesso incarico svolse il suo congiunto, come lui giureconsulto e nobile, Giuseppe Antonio Badolati nel 1754 e nel 1756. (G.B. Marzano op.cit. pag. 251).

I  PERSONAGGI - Palmi

Nella città della Costa Viola i Badolati sono presenti dall'inizio del 1800 con ruoli sociali e professionali significativi. Oltre alle mansioni svolte dal giurista e letterato Francescantonio Badolati come vice responsabile del governo tra la fine del 1700 e il nuovo secolo e la presenza di una suora, Maria Badolati, perita sotto le macerie d’un convento durante il sisma del 1783, compare nella veste di notaio e giurista per conto di Ferdinando II di Borbone, Luigi Badolati, nato a Palmi il 28 ottobre 1827 da don Felice Badolati e donna Concetta Cuppari. Il giurista ha cinque fratelli: Giovanni (7/6/ 1818); Maria (25/1/1821); Francescantonio (22/3/1823); Rosalia (16/6/1826); e Antonino (10/11/1829). Tutti i Badolati vengono registrati all’anagrafe di Palmi come Badolato e Badolati. Il cognome prenderà definitivamente la “i” finale solo successivamente. Il notaio Luigi, laureatosi a Napoli, viene nominato responsabile del "distretto di Palme" nel 1851 su proposta del ministro di Grazia e Giustizia e del presidente del consiglio e segretario di Stato. Nel decreto di nomina, custodito nello studio legale di famiglia tuttora esistente e sito in via Gramsci 29 a Palmi dove un tempo sorgeva il palazzo Badolati distrutto dal terremoto del 1908, viene indicato come "Luigi Badolati" nel decreto attuativo, invece, come "Luigi Badolato". Attraverso la lettura degli atti rogati da Luigi Badolati è possibile ricostruire tutto il sistema economico e le dinamiche sociali della cittadina dal 1851 al 1879. Dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, infatti, il notaio verrà confermato nell’incarico da Vittorio Emanuele II. In questo caso nel decreto (custodito nello studio legale di famiglia) viene indicato senza indugi solo come "Luigi Badolati". Il notaio sposerà Annunziata Pugliese (di Rosario e Teresa Cambrea) e metterà al mondo Maria Concetta (1856), Vincenzo (1857), Maria Teresa (1859), Rosario (1862), Caterina (1863), Felice (1864), Giuseppe (1866), Francesco (1871). Altri tre figli, tutti di nome Felice, periranno (1854,1855, 1860) poco dopo la nascita. Il notaio avrà ottimi rapporti di amicizia con l'avvocato Giuseppe Cilea, padre del grande compositore Francesco, con il quale condividerà la comune passione per la cultura classica ed il diritto. Lo stesso straordinario musicista strimpellerà le sue prime note al pianoforte di casa Badolati come testimonia con dovizia di particolari il volume “Francesco Cilea: controluce” (pag. 18) edito nel 2006.
Il figlio di Luigi, Felice (1864), diventerà come lui notaio, dopo aver ottenuto la laurea in legge a Napoli. Il decreto di nomina reca la data del 16 ottobre 1886 e la pergamena è custodita nello studio di famiglia. Il secondo notaio opererà sia a Palmi che a Cittanova e prenderà in moglie Serafina Fonti (figlia di Arcangelo e donna Teresa Gerace), dell’omonimo nobile casato cittanovese. La coppia avrà a cinque figli: Luigi, Annunziata, Arcangelo, Angela e Francesco. Il notaio Felice Badolati diventerà presidente del Distretto notarile di Palmi, incarico che conserverà fino alla morte.

Il figlio primogenito di Felice, Luigi, svolgerà la professione di medico distinguendosi nel suo lavoro come testimonia la pubblicazione “L’Ordine dei Medici di Reggio Calabria dalle origini ai nostri giorni” scritta dal professore Alfredo Focà (edito nell’anno 2010 a pag. 5): "Luigi Badolati, medico di Palmi, è ricordato per l’assistenza amorevole ai suoi concittadini e per gli interventi sugli operai feriti nella costruzione delle gallerie ferroviarie in particolare per i traumi al cranio.  

Badolati morì in seguito alle ferite riportate in azione di guerra mentre era al comando di un reparto di sanità al forte di Piale presso Villa San Giovanni". Di Luigi Badolati, sposato con Filomena “Nella” Suriano sorella dei prefetti dello stato italiano Giovanni e Pasqualino, si parla nella cronaca della Festa del Fiore, celebrata a Palmi il 9 novembre del 1930, come del "meritevole promotore di una conferenza antitubercolare per evitare e contenere la diffusione della tubercolosi tra la popolazione della Piana di Gioia Tauro". Ufficiale medico del Regio esercito italiano parteciperà al Secondo conflitto mondiale e perirà nel 1944 per i gravi traumi riportati in battaglia, lasciando orfani i tre figli: Franco Felice, che diverrà a sua volta medico; Alessandro, bancario e Giovanni, docente e artista. 
La secondogenita del notaio Felice, Annunziata detta “Titina”, contrarrà matrimonio con Enrico Calogero, alto ufficiale della Guardia di finanza, dal quale avrà quattro figli: Felice, che diverrà generale della Guardia di Finanza, Alba, docente, Peppino, avvocato e Franca, docente. 
Il terzogenito, Arcangelo, allievo del prestigioso collegio militare di Roma, sceglierà di svolgere la professione di avvocato divenendo uno dei penalisti insigni della Calabria del Novecento. Memorabili le difese assunte in tutta la regione con Luigi Gullo, Aldo e Mario Casalinuovo, Giuseppe Cantafora, Francesco Giurato, Alfredo De Marsico (già ministro della Giustizia), Mario Lombardo, Alberto Calogero, Giovanni Leone (poi eletto Presidente della Repubblica), Domenico D’Ascola, Rodolfo Ferrari, Giuseppe Marazzita. Arcangelo, nominato dai regnanti Savoia “commendatore della Corona d’Italia” sarà durante il Fascismo podestà di Melicuccà e commissario prefettizio di Palmi nel 1941 e nel 1943. Nel Dopoguerra sarà candidato al Parlamento per il Partito Monarchico, ricoprirà l’incarico di presidente della Banca Popolare di Palmi, di segretario dell’Ordine degli avvocati, di presidente della Proloco, di presidente della squadra di calcio della Palmese; guiderà, inoltre, la filodrammatica locale come regista ed autore; svolgerà le funzioni di consigliere comunale e si occuperà anche della tutela dei diritti di autore per conto della Siae. A lui è intestata una via nella cittadina calabrese proprio nella zona in cui sorge la casa di famiglia tra via Gramsci e corso Garibaldi. Arcangelo contrarrà matrimonio con Leda Ciccarese, nobildonna originaria di Cesena, e avrà tre figli: Felice, avvocato; Roberto, avvocato e Anna Maria, laureata in Farmacia e docente. 
La quarta figlia del notaio, Angelina, sposerà Gregorio Vitale, avvocato, figlio di Giuseppe, procuratore del Re a Palmi. Dalla coppia nasceranno i figli, Giuseppe, avvocato a Roma, e Carmela, docente a Spoleto. 

IL quinto figlio, Francesco, allievo del prestigioso collegio militare di Roma, dottore in agronomia, maestro della Massoneria del Grande Oriente d’Italia, servirà la Patria durante il Secondo conflitto mondiale come ufficiale di artiglieria nel Regio esercito italiano e verrà insignito della "Croce di Guerra" per meriti acquisiti sul campo di battaglia. Preso prigioniero in Sicilia ritornerà a casa solo nel 1946 dopo aver sopportato una durissima detenzione nei campi di concentramento allestiti dagli anglo-americani in Tunisia. Sposerà Elvira Messina, di Reggio Calabria, dalla quale non avrà figli. Svolgerà la professione di agronomo con pubblico apprezzamento in tutta la Piana di Gioia Tauro e presiederà il Circolo Ufficiali di Palmi.

Il medico, gli artisti e il farmacista americani – I Badolati andati negli Usa

In famiglia, prima di Luigi Badolati di cui abbiamo già parlato, figura un altro medico, Vincenzo Badolati, fratello del notaio Felice, ricordato nella città calabrese per due interventi di laparotomia eseguiti con incredibile audacia professionale su altrettanti braccianti agricoli della zona cui salvò la vita. I libri del medico, che recano in copertina la sigla “DVB” – dottor Vincenzo Badolati – sono custoditi nella preziosa biblioteca dello studio legale dei Badolati accanto a quelli di “NLB” – notaio Luigi badolati - e di “NFB” – notaio Felice Badolati -. Vincenzo, di carattere forte e avventuroso, stanco di restare in Calabria decise poi di svolgere la professione sanitaria sulle grandi navi che attraversavano gli oceani verso le Americhe. Nei suoi via​ggi conobbe la moglie, Adelina Vosa, nata a Napoli il 2 febbraio 1865 da Francesco Vosa e Giuseppina Vaccaro (la coppia ebbe altri due figli: Edoardo e Matilde). Con la donna, che sposò a Manhattan il 5 ottobre 1890 (era approdato negli States il 30 settembre a bordo della nave “Stura”), stabilì di vivere negli Stati Uniti a Port Chesterward 4, Westchester, New York. Negli Usa, dove continuò a svolgere con zelo e d eccezionale perizia la professione medica, mise al mondo tre figli: Mario (nato in Italia il 20/4/1899), Luigi Felice Giuseppe (nato a New York il 7/10/1892) e Alberto che morirà giovanissimo.
Mario diverrà cantante, attore, autore di brani musicali, conduttore di programmi radiofonici negli States. Di lui si parla nel libro “Un prete a New York” scritto da Giuseppe Alfonso Grassi nel 2012. A pagina 228, l'autore riferisce di una manifestazione svolta a New York, nel Bronx, in onore di un sacerdote, nella prima metà del Novecento. Lo scrittore ripredendo le cronache dell'epoca rievoca l'esibizione: "Il noto artista Mario Badolati è stato applauditissimo nella nuovissima canzone del maestro Vincenzo De Crescenzo “Italia avanti”". A Mario è dedicato uno spazio nel sito “Italianamericantheater” dove viene ricordato come autore di soap radiofoniche di successo, membro del Teatro dell'Arte di New York, direttore di programmi in radio, produttore di spettacoli nell'Accademia della Musica di Brooklin e come paroliere. Non solo: l'eclettico artista figura come co-protagonista nel film hollywoodiano “Strano incontro” (1963) interpretato da Natalie Wood e Steve Mcqueen e nelle serie televisive “Le spie” (1965) e “La ragazza di Uncle” (1966). Dell'attore della famiglia Badolati, citato anche nella rivista “Billboard” del 16 dicembre 1944, parla anche la scrittrice Emelise Aleandri nel volume “Little Italy” edito nel 2002. A pag. 98 si legge: "Recitò nello spettacolo “U cafè dei critici” prodotto da Luigi Iaccarina nel 1937, interpretando il ruolo di “Gennarino”". Mario Badolati sposò Olga Maida ed ebbe una figlia, Elda, nata il 6 luglio del 1923 che, diventata cantante, è poi emigrata in Brasile l'11 aprile del 1961. L'attore è morto a Los Angeles il 31 marzo 1967; Olga, la fedele compagna, è spirata dieci anni dopo e, come lui, riposa nella città della California.
Luigi Felice Giuseppe Badolati. suo fratello, seguirà pure la carriera artistica dedicandosi però esclusivamente alla musica. Metterà in piedi una compagnia per la quale lavorerà, tra gli altri, l'artista napoletano Vincenzo Quaranta. Nei primi tre decenni del Novecento, le compagnie più famose a New York che mettevano in scena le musiche e le sceneggiate italiane erano quella di Luigi Badolati, Ria Rosa e Gilda Mignionette (“Napoletani in America, Storie e foto della nostra emigrazione” 1 dicembre 2011, sito web Pulcinella291. Forumfree). Delle sue qualità di tenore lirico si parla nel libro “The italian theatre in San Francisco” scritto da Lawrence Estavan. Nel testo, edito nel 1991, a pagina 71, si riferisce di Luigi Badolati come "tenore impegnato con grande successo in teatro nel ruolo di D'Artagnan". Luigi Felice Giuseppe si sposò con Valeria Iacchini, nata a Roma il 4 maggio del 1896. Come attore compare nelle serie tv statunitensi “The alcoa hour” del 1956; “Armastrong circle theatre) del 1955; e in quella “The Phil Silvers Showw” del 1956. Nel cinema interpretò il ruolo di “don Turiddu” nel film “La fratellanza”, antesignano de “Il padrino” ma meno fortunato al botteghino, prodotto negli Stati Uniti nel 1968 e interpretato da Kirk Douglas e Irene Papas. L'artista morì il 3 agosto del 1968 ed è sepolto nel Long Island National Cemetery; la moglie è invece passata a miglior vita il 25 marzo 1993 e riposa nel Linden Union Country in New Jersey. 
In America decise di trasferirsi pure Francesco Badolati, nato a Palmi il 20 giugno 1871, fratello del notaio Felice e del medico Vincenzo. Laureatosi in Farmacia nell'Università di Napoli, raggiunse gli Stati Uniti dove, l'8 febbraio 1899, si sposò con Emilia Del Gaizo. Ebbe quattro figli: Luigi, Giuseppe, Grazia e Anna. Di lui v'è traccia nel censimento della popolazione compiuto il 15 gennaio del 1920 dalle autorità degli Stati Uniti, nel quartiere Bronx, Assembly District 8, di New York. In quel momento, secondo gli accertatori statunitensi i figli registrati con nome anglofono, hanno rispettivamente: Louis, 18 anni; Joseph, 15; Grace, 14 e Anna 10. L’unica di cui si ha successiva traccia certa è Anna, che ha continuato a vivere nel Bronx dove è morta, da nubile, nel 2003. Il suo ultimo indirizzo conosciuto è il 1350 Perry Ave – Apt, St, Bronx. Francesco Badolati lavorò come farmacista in diversi esercizi di settore di New York.
Al ramo statunitense appartiene la celebre giornalista Anna Badolati, del Waco Herald Tribune (Texas) nata il 17 marzo del 1936 e morta, dopo una straordinaria carriera, il 16 dicembre del 2017. 

Le generazioni seguenti in Italia

Franco Felice Badolati, figlio del medico Luigi, è stato più volte consigliere comunale e dirigente provinciale del Movimento Sociale Italiano. Svolgerà, inoltre, la professione medica come pediatra a Palmi, divenendo direttore dell’Ipai (Istituto per l’assistenza all’infanzia) mostrando grandi doti umane e professionali. Ricoprirà, inoltre, importanti incarichi nel Lions Club della Piana di Gioia Tauro. Sposato con Elena Minasi, appartenente ad una nobile famiglia locale, avrà due figli: Vittorio e Francesco: il primo diverrà medico come il padre con specializzazione in Geriatria; l’altro sarà commercialista. 
Alessandro Badolati, figlio del medico Luigi, avvocato, sposerà Maria Pia Rossi de Gasperis e svolgerà la professione di bancario in Roma. Avrà due figli, Luigi, laureato in Giurisprudenza e bancario in Roma, e Giovanna, specializzata in professioni sanitarie. 
Giovanni Badolati, figlio del medico Luigi, docente, sposerà Maria Morano ed avrà due figli: Luigi, medico anestesista, e Paola, laureata in Lettere e docente. Giovanni, oltre all’insegnamento, coltiverà la sua passione per l’arte divenendo pittore. Otterrà in questa veste importanti riconoscimenti nazionali e internazionali. 
Felice Badolati, figlio dell’avvocato Arcangelo, allievo della prestigiosa scuola militare “Nunziatella” di Napoli, svolgerà la professione di avvocato, ricoprendo le prestigiose cariche di Presidente della Camera civile di Palmi e di segretario del Consiglio dell’Ordine degli avvocati; sarà inoltre eletto Governatore del Distretto 2100 del Rotary International (Calabria, Puglia, Campania, Basilicata per gli anni 1993-94), e nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura Giudice di Pace a Soriano Calabro; diverrà, inoltre, Presidente onorario e decano dell’Associazione calabrese degli ex allievi della “Nunziatella” di Napoli. Coltiverà, oltre alla passione per il Diritto, quella per la scrittura, pubblicando diversi volumi sulla storia e le leggende di Palmi e della Piana di Gioia Tauro. Sposerà Maria Teresa Sciarrone e avrà due figli: Arcangelo Luigi Francesco Vincenzo, laureato in Giurisprudenza, giornalista e scrittore che vive a Cosenza; e Leda, avvocato, specializzata in Diritto Civile, Amministrativo e in Legislazione scolastica, che dirige lo storico studio legale di famiglia a Palmi. 
Roberto Badolati, figlio di Arcangelo, pure lui allievo della prestigiosa scuola militare “Nunziatella” di Napoli, diverrà avvocato e svolgerà la professione di funzionario legale dell’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria. Sposerà Gentilina Lombardo, di antica e facoltosa famiglia di Dinami, ed avrà un figlio, Massimo, imprenditore nel comparto agricolo e proprietario di aziende di settore in Calabria e Bulgaria. Roberto sarà il primo a condurre ricerche storiche sulle origini della famiglia Badolati. 
Anna Maria Badolati, figlia di Arcangelo, laureata in Farmacia, svolgerà la professione di docente, dedicandosi poi alla cultura e all’associazionismo ricoprendo incarichi e ruoli di rilievo nella Fidapa e nel Soroptimist. Con il marito, Antonio Gargano, avvocato, commercialista, titolare di un importante studio professionale a Palmi, fonderà l’Associazione “Amici della Musica “Nicola Antonio Manfroce” promuovendo la diffusione della cultura musicale in tutta la Calabria. La loro attività di mecenatismo favorirà la costante presenza in Calabria di straordinari musicisti: dal violista russo Pavel Kogan, ai compositori e strumentisti italiani Marcella Crudeli, Antonio Bacchelli, Roberto Cappello, Federico Mondelci, Cristiano Rossi, Mario Brunello. Ad Antonio Gargano si deve, nel 1977, la fondazione del prestigiosissimo Premio internazionale “Francesco Cilea”. Anna e Antonio avranno due figlie: Giorgia, archeologa, storica, docente, ispettore dei beni numismatici della Calabria. E Claudia, commercialista, e co-titolare dello studio professionale commercialistico di Palmi. 

I BADOLATI NEL TERZO MILLENNIO

La tradizione familiare relativa alle professioni mediche, legali e di insegnamento continua. Vittorio Badolati, figlio di Franco Felice, è medico chirurgo, specialista in geriatria, risiede a Palmi e opera a Gioia Tauro. Appassionato di saggistica, vanta tra i suoi autori preferiti Seneca e Friedrich Nietzsche. E' padre di Francesco Felice. 
Arcangelo Luigi Francesco Vincenzo Badolati, figlio di Felice, è giornalista, autore teatrale e televisivo e scrittore. Coordina il comitato scientifico dell'Osservatorio "Falcone-Borsellino", tiene seminari nelle università e viene considerato uno dei maggiori esperti italiani di 'ndrangheta. E' caposervizio del quotidiano "Gazzetta del Sud". Vive a Cosenza. E' padre di Maria Teresa Costanza Chiara, Felice Domenico, Tancredi e Leda Badolati.
Luigi Badolati, figlio di Alessandro, laureato in legge, bancario appassionato di letteratura, vive a Roma. E' padre di Matilda e Isabella.
Luigi Carlo Felice Badolati, figlio di Giovanni, medico chirurgo, specializzato in anestesiologia e rianimazione, è un appassionato di storia e letteratura, vive a Bassano del Grappa. E' padre di Giovanni Pio.
Leda Badolati, figlia di Felice, avvocato specialista in diritto civile, amministrativo e legislazione scolastica, dirige lo storico studio legale di famiglia. Vive a Palmi. E' madre di Leila.
Francesco Badolati, figlio di Franco Felice, è commercialista. Vive a Palmi e coltiva la passione per lo sport. E' presidente di una squadra di pallavolo che porta il nome di "Ekuba" in onore di una delle più famose opere del musicista Nicolantonio Manfroce. E' padre di Gabriele Franco Maria.
Giorgia Badolati Gargano, figlia di Annamaria, è docente, archeologa, ispettore numismatico per la Calabria. Appassionata di storia, letteratura classica, teologia, lingua greca e latina. Vive a Lamezia Terme ed è madre di Riccardo e Caterina. 
Claudia Badolati Gargano, figlia di Annamaria, commercialista. Vive a Palmi ed è contitolare dello studio di consulenza finanziario e tributario insieme al padre Antonio. Appassionata di vela, musica e tango.
Giovanna Badolati, figlia di Alessandro, è specialista in materia sanitaria. Vive a Palmi ed è appassionata di storia. E' madre di Alessandro e Filippo.
Paola Badolati, figlia di Giovanni, docente, appassionata di archeologia e di letteratura classica e moderna. Vive a Castelfranco Veneto. E' madre di Alessandro. 
Massimo Badolati, figlio di Roberto, appassionato di studi classici e di storia, manager nel settore agricolo con aziende in Italia e Bulgaria. E' padre di Ivan Roberto, Emily e Kiril Gaetano. 

GLI ALTRI RAMI DELLA FAMIGLIA BADOLATI A PALMI IN LEGAMI DI PARENTELA DIRETTA GIA' ALLA FINE DEL 1700

UNO: 

Nicola Badolati sposa Raffaella Santacroce e genera:
Domenico Antonio 7 dicembre 1819
Annamaria 14 dicembre 1821
Giuseppe 22 novembre 1824

DUE:

Domenico sposa Cristina Cascione e genera:
Vincenzo 21 aprile 1873
Carmelo 12 febbraio 1875
Giuseppe 14 ottobre 1877
Aurelio 6 ottobre 1879

A questi due rami della famiglia sono riconducibili altri importanti personaggi della storia calabrese. 

Antonio Badolati, docente, pittore, scultore e poeta, è stato un uomo dal grande talento artistico e dall'animo sensibile e raffinato. Tra le sue opere più famose figurano la scultura “Deposizione di Cristo” che pone in rilievo il contrasto tra il corpo rilassato di Gesù e quello teso, quasi vibrante, dell'uomo che lo ha deposto dalla croce. L'artista ha pure realizzato il bassorilievo della chiesa dell'Oratorio di Palmi, l'angelo con la fiaccola accanto alla tomba-mausoleo di Francesco Cilea e tante altre opere. Nato a Palmi, ha vissuto a Roma. Nella sua amata città di origine gli è stata intitolata una piazza. Una parte delle sue realizzazioni sarà donata alla Casa della cultura di Palmi.

Domenico Badolati, medico chirurgo, figlio di Giuseppe e della nobildonna Soccorsa Caprì Gabrielli dei conti di Gubbio. Medico di grande valore ebbe in Palmi un ruolo professionale particolarmente significativo prestando la sua opera anche gratuitamente a favore della gente di umile condizione sociale. E' stato per questa ragione particolarmente amato dalla sua gente.

Aurelio Badolati, commendatore, studioso di storia, ricercatore, è delegato vicario per la Calabria del secolare Sacro Militare Ordine cavalleresco Costantiniano di San Giorgio fondato dalla famiglia reale dei Borbone. La sua costante azione ha ridato all'Ordine centralità nella vita della regione e slancio grazie a molteplici attività culturali e benefiche. Badolati ha voluto, nel 2017, l'investitura dei nuovi cavalieri nella splendida cattedrale di Gerace.

Anna Badolati, pittrice e scultrice, che predilige per le sue opere l'argilla e materiali di recupero cui da forma di vita. La sua esperienza professionale al servizio dei disabili ne ha acuita la sensibilità che si riflette in tutte le sue creazioni artistiche. 


Sintesi genealogica:
Felice Badolato -i e Concetta Cuppari generano:
Giovanni Badolato -i 7 giugno 1818
Maria 25 gennaio 1821
Francescoantonio Badolati 22 marzo 1823
Rosalia 16 giugno 1826
Luigi 28 ottobre 1827
Antonino 10 novembre 1829

Luigi si sposa con Annunziata Pugliese e genera:
Felice 11 luglio 1854 (muore neonato)
Felice 10 aprile 1855 (muore neonato)
Maria Concetta 6 marzo 1856
Vincenzo 12 agosto 1857
Maria Teresa 13 gennaio 1859
Felice 27 dicembre 1860 (muore neonato)
Rosario 10 aprile 1862
Caterina 29 marzo 1863
Felice 28 dicembre 1864
Giuseppe 10 aprile 1866
Francesco 20 giugno 1871

IL RAMO AMERICANO DELLA STESSA FAMIGLIA

Vincenzo Badolati , medico, si sposa con Adelina Vosa e genera:
Luigi Felice Giuseppe 7/10/1892
Mario 20/4/1899
Alberto morto giovanissimo
L'altro fratello, Francesco Badolati, farmacista, si sposa con Emilia Del Gaizo e genera:
Luigi, Giuseppe, Grazia e Anna



Questo sito è dedicato a Vincenzo Badolati, straordinario e audace medico chirurgo nato a Palmi nel 1857, laureatosi a Napoli e morto negli Stati Uniti (Usa) nel 1920.